Il filo sottile dell’arte

bollaniLo dico: il libro di Stefano Bollani, Parliamo di Musica, è un po’ barboso.
Aggettivo forse esagerato: diciamo che non mi è dispiaciuto, ma la quarta di copertina, il primo sguardo che scambi con un libro, stavolta è stata alquanto gabbante. Me l’ero immaginato più teorico-poetico, meno tecnico. Invece è il contrario. Quasi dedicato solo agli addetti ai lavori. Forse lo è.

Però c’è un capitolo molto bello che consiglio a tutti, perché parla dell’empatia in ambito musicale.
Sul palco si cerca di dare e prendere il meglio da chi lo divide con noi. Ci lampeggiano davanti le passioni comuni – scrive Bollani –  le direzioni verso cui possiamo andare insieme. Per intuito, fiutando l’aria, annusando gli altri“.

E’ il motivo per cui ho sempre preferito musica live dai dischi in studio, dove può capitare che un musicista registri oggi e gli altri tra un mese, magari senza incontrarsi mai.
La musica dal vivo, a qualsiasi livello, possiede qualcosa di magico.
Magico, perché quello che senti non è solo musica, ma anche il frutto del rapporto tra persone collegate tra loro dal filo sottile dell’arte.
Magico, perché dove suoni insieme è uno dei rari bei posti della vita dove non può assolutamente esistere l’IO, ma solo il NOI. Se un “noi” diventa un “io”, si spezza semplicemente tutto.
E lo senti, e si sente, e lo sentono.
Vinìcius de Moraes ha detto che “la vita è l’arte dell’incontro”. Ecco, pensate a quello che può succedere quando gli incontri più belli avvengono circondati dall’arte…

Annunci

Mi importa del respiro

10565999_10202600873807248_1613724965_nSuonare non è solo il momento del palco. Suonare è anche il dopo.
Suonare produce adrenalina in qualsiasi situazione tu debba farlo, davanti a 20, come davanti a 1000 persone. Per chi fa della musica la propria passione, prima ancora che il proprio lavoro, è così. Allora le ore successive ad una serata sono le più belle, perchè quel relax è diverso da qualsiasi altro relax.
Hai l’adrenalina in circolo, hai ancora le note in testa, hai la consapevolezza che il legame del gruppo con cui dividi queste note è sempre più saldo. Ai limiti dell’inossidabilità, quando sei sul palco.
Ma soprattutto a volte hai la fortuna – immensa – di pensare e rilassarti al pensiero dell’emozione che ha procurato “entrare” in un pezzo. Non succede sempre. Spesso si è attenti alla tecnica, al finale, al ritornello.
A volte invece, come ieri sera, vieni rapito da un brano, ci entri dentro. Le mani vanno da sole e non produci note… sei tutt’uno con quelle note.
E sono questi i momenti più belli, perchè è esattamente in questo istante che riesci ad entrare nei ‘luoghi ‘più belli delle persone che hai davanti. Posti difficili da raggiungere: i recettori delle emozioni.
Allora è bello riposarsi il giorno dopo essere entrato in questi siti magici, anche fossero solo due, solo uno. È una fortuna concessa a pochi. A chi scrive, a chi dipinge, a chi recita, a chi suona.
È su questa fortuna che si basa la mia giornata di oggi. Non mi importa del sole, della pioggia, del conto in banca, della bellezza esteriore.
Mi importa del respiro.
Sì. Mi importa della fortuna di essere capace non solo di inspirare, ma anche di espirare musica ed emozioni.

Buonanotte, amico mio

10561609_665219396893249_583489599612646356_nGrazie a tutti. A quelli che hanno suonato e a quelli a cui la pioggia ha tolto il piacere.
Fare prove su prove e chilometri per venire a Gualdo e poi non salire sul palco è dura, ma sarà per il prossimo anno. Promesso.
Grazie a tutti gli sponsor che hanno permesso la serata. Grazie alla meravigliosa famiglia di Gian Luca e grazie al pubblico che anche quest’anno ha gremito la piazza. Incredibile come questo evento sia così sentito dalla città. Grazie alla Porta di San Donato, che ha voluto omaggiare la memoria di un grande portaiolo. Grazie a noi, amici di Gian Luca, che riusciamo ogni anno a tener viva la memoria di una persona straordinaria a cui, in vita, era stato donato quel talento, che lo sta rendendo di fatto immortale. Grazie a te, Gianlù.

Io, come faccio ogni anno dopo l’ultima nota, ho guardato lassù. E ti ho ritrovato, come ogni primo lunedì di luglio, felice e beato ad ascoltar la tua musica. Speriamo tu sia orgoglioso di noi, così come noi eravamo e siamo orgogliosi della tua amicizia. Buonanotte amico mio.

10459106_665224650226057_2866425810282294801_o (1)

La musica deve essere vissuta

Time MachineÈ stata una serata talmente intensa e forse inaspettata, che a fine spettacolo ero emozionato più che all’inizio. Talmente emozionato che, quando mi hanno chiamato al microfono, non ho trovato neanche le parole. Solo quel ‘grazie’, che però riassume tutto.
La cosa più bella che ho sentito è che, in certi momenti, abbiamo fatto venire la pelle d’oca. Ecco, credo che far venire la pelle d’oca dall’emozione significa non solo aver interpretato bene una canzone, ma anche averlo fatto col cuore. È solo dal cuore di chi suona che può partire la reazione che porta all’emozione di chi ascolta. Non parte mica dalla tecnica! Noi, ve lo giuriamo, di cuore ce n’abbiamo messo tanto.
Grazie ai miei compagni di note e grazie a tutti quelli che eravate ieri sera. Se potete, passate la vostra vita con un sottofondo di note. La musica ha bisogno semplicemente di essere vissuta.

www.thetimemachine.it