La storia finisce qui…

Tutto finisce, o quasi. Oggi termina ufficialmente un’avventura iniziata nel 1998, quando furono pubblicate le prime righe su gualdocalcio.it. Da lì a diventare addetto stampa di anni ne passarono altri sei. In mezzo, montagne di fotografie, articoli, pagelle, interviste, programmi televisivi e tanti tanti chilometri. Oggi ho ufficialmente dato le dimissioni da un mondo che mi ha regalato tanto e a cui io ho dato una fetta importante della mia vita. Sia come addetto stampa, ma anche come dirigente accompagnatore. Panchine, fango, pioggia, chilometri, cabine stampa “simil pollai”, ma anche quelle di stadi importanti. Una fetta di vita le cui domeniche sono … Continua a leggere La storia finisce qui…

Lo stadio che cambiò l’Italia

Il primo Mondiale di tutti. L’ultimo lo avevamo vinto nel ’38, noi non c’eravamo e il calcio era un’altra cosa. Il Mondiale dell’estasi collettiva, delle piazze tricolori, di Pertini e Bearzot che giocano a carte. Il Mondiale che cambiò l’Italia. Tutta. Che fece fiorire un orgoglio mai provato, che quello del 2006 non riuscì ad eguagliare. Il Mondiale dell’infinita maledizione delle maglie azzurre per i tedeschi, che dura ancora oggi. Il Mondiale di una piazza Martiri traboccante di gualdesi che ballano fino all’alba con lo stereo di Pellicciotto appoggiato davanti la vetrina di Zuccarini. Il Mondiale di un bar Anastasi … Continua a leggere Lo stadio che cambiò l’Italia

Che mancanza di rispetto!

Al di là di tutti i colori politici ritengo che presentarsi come consigliere regionale (puntualizzo “regionale”) in una città dove si sono ricevuti quasi 500 voti (puntualizzo “cinquecento”), per assistere ad un derby con la sciarpa della rivale più acerrima della suddetta città e sedercisi in tribuna sia stato inopportuno, antipatico e irrispettoso. E’ vero: è calcio, ma, non lo dico io, il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti. Il calcio è appartenenza. Al di là di tutti i colori politici sarebbe stato più intelligente, quale rappresentante di questo territorio, arrivare in maniera “neutrale” all’appuntamento al … Continua a leggere Che mancanza di rispetto!

Heysel, un po’ di vergogna è anche la mia

Me la ricordo bene quella maledetta sera dell’Heysel. A casa di amici per assistere a quella che per la Juve era diventata una maledizione: una Coppa mai vinta, due finali perse con lo stesso identico risultato ed entrambi con un gol prima che l’orologio avesse scoccato dieci minuti di gioco. Non sapevamo che la maledizione doveva ancora venire. Ben più tragica di una finale persa. Non voglio pulirmi la coscienza, ma soltanto spiegare a me come mai dopo il fischio finale accennammo, io e i miei amici, festeggiamenti per le vie di Gualdo Tadino. Lo faccio spesso, perché ogni tanto … Continua a leggere Heysel, un po’ di vergogna è anche la mia

La storia è un grande presente

È bello avere dei conti in sospeso col calcio, perché il bello del calcio è che, prima o poi, ti da l’occasione per riportarli in pareggio quei conti. Non è detto che tu ci riesca, ma l’occasione, stai tranquillo, te la concede. Potranno passare mesi, anni. A dirlo alla Venditti si possono fare giri immensi, ma poi si ritorna. Undici anni fa si usciva dallo stadio di San Giovanni Valdarno frustrati, delusi, mortificati e avviliti. Non tanto per il risultato, ma per l’ennesimo maledetto modo con cui era venuto. Con lo stesso maledetto furto con cui ci avevano soffiato la … Continua a leggere La storia è un grande presente