Via Fani. Ragazzini di ieri, ragazzini di oggi

40 anni fa. L’ingresso di un bidello a metà mattinata che annuncia il termine delle lezioni, poi ci portano tutti in piazza Martiri a manifestare non sappiamo bene per cosa. A casa i telegiornali – ce n’erano solo due – parlano di un rapimento importante, ma in quel periodo i sequestri, i gambizzati e i morti ammazzati erano quasi prassi nelle aperture dei tg.

Qualche giorno dopo la partenza per la gita scolastica. Al casello di Roma Nord una marea di cecchini, poliziotti e carabinieri appostati tutti intorno, ma eravamo solo ragazzini curiosi per quello che stava succedendo intorno al pullman, con in testa solo la vacanza attesa per un anno.

Non lo sapevamo, ma eravamo dentro i 55 giorni più difficili e bui della storia della Repubblica Italiana. Una storia che addirittura cambiò in quel momento, dall’ingresso del bidello. Noi ce ne rendemmo conto solo da adulti e siamo stati adulti fortunati, perchè ci siamo stati dentro, abbiamo vissuto il durante e il dopo in prima persona e ci siamo fatti un’idea ascoltando chi indagava e i sopravvissuti, i familiari delle vittime.

I ragazzini di adesso invece hanno la possibilità di essere informati in tv e nei social, addirittura dagli stessi brigatisti che spararono quella mattina in via Fani.
Se è fortuna o sfortuna, decidetelo voi. Sono punti di vista e tutti legittimi.
In ogni caso spero che oggi nelle scuole italiane, non sui social, non in tv, ma nelle SCUOLE ITALIANE, docenti illuminati illuminino i ragazzini del ’18 su cosa successe nel ’78. Magari senza l’aiuto di Mario Moretti e Barbara Balzerani.

In memoria di Aldo Moro, ma anche – e forse soprattutto – di Domenico Ricci 43 anni, Oreste Leonardi 51 anni, Raffaele Iozzino 25 anni, Francesco Zizzi 30 anni, Giulio Rivera 24 anni.

© Marco Gubbini
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