SS 318, ma perchè ridono?

Schermata 2016-09-02 alle 10.34.55La strada è aperta. Perugia è più vicina, Ancona resta lì dov’è. Tutti siamo più contenti. Però resta difficile, ma veramente difficile, capire cosa avevano da ridere coloro che stamattina hanno inaugurato il tratto Schifanoia – Valfabbrica della Perugia – Ancona.
Parlare di vergogna assoluta vorrebbe dire sminuire lo stato d’animo che ogni singolo abitante di questa Regione, soprattutto di questa parte a nord-est, ha provato in oltre 30 anni di promesse rivelatesi sempre sullo stesso livello dei sogni, se non fossero stati incubi quelli dei tanti pendolari che dovevano ogni mattina raggiungere il capoluogo.

Quindici rinvii solo dal 2006, inaugurazioni annunciate, disdette e usate come “arma” pro campagna elettorale. Se vi siete dimenticati il tempo in cui questa strada è rimasta in un angolo dei nostri sogni, pensate a quando da bambini si andava in bicicletta lungo il tratto Branca–Schifanoia. Ve lo ricordate quel moncherino di strada che è giaciuto lì, come un piccolo serpente nero immobile in mezzo ad un campo? Quella strada finiva contro dei blocchi di cemento a ridosso della curva dopo la località Cerasa e tale è rimasta per anni ed anni, rimanendo preda dei ciclisti e fonte di imprecazioni per coloro che ogni mattina, andando a lavorare o all’università, ci passavano accanto.

Un po’ di tragica storia. Il progetto, quel progetto che comprendeva il serpentino da Branca a Schifanoia, riparte ufficialmente il 27 maggio 2004 quando viene approvato il Progetto infrastrutturale viario della ‘Quadrilatero’ da parte del Cipe. Il via vero e proprio sulla Statale 318 il 15 dicembre 2008. Ben 4 anni dopo. Il 16 febbraio 2009 vengono consegnati dei lavori, ma attenzione: sono quelli della Strada Statale 76 della Val d’Esino, nel tratto marchigiano. Questa zona dell’Umbria è e sarà ancora condannata a nausee lungo le anguste curve tra Casacastalda e Valfabbrica. Poi si complica tutto e inizia un’altra via crucis in mezzo ad altre via crucis. La data di consegna dei lavori finiti viene spostata infinite volte tra appalti, subappalti, commissariamenti e fallimenti con gli operai, unici veri eroi di questa vicenda, lasciati spesse volte senza stipendio.
La svolta finale nel 2015. Astaldi subentra a Dirpa Scarl, finita in amministrazione controllata, così come Impresa S.p.A., che, attenzione, era a sua volta subentrata nel 2011 all’originaria Btp, caduta in guai finanziari e anche giudiziari.

Non che pretendessimo una strada decente negli anni ’90, non sia mai, ma pensate che l’ideazione del progetto è del 1974! Nel frattempo che qui si ideava, le Marche avanzavano come truppe corazzate, “minacciando” i nostri confini. Fano–Pontericcioli, Ancona – Serra San Quirico, Civitanova –Muccia, San Benedetto del Tronto–Acquasanta. Tutte vie di comunicazione che, come eserciti in assetto da guerra hanno aspettato per decenni di fronte ai confini della povera Umbria in attesa che la burocrazia, che qui viaggia a velocità dimezzata rispetto a quella nazionale (quindi praticamente ferma), compisse il suo dovere. Insomma, quella di questo tratto della Perugia-Ancona è stata una delle storie più tragiche di tutta la viabilità italiana. Forse seconda solo alla Salerno–Reggio Calabria.

E loro ridono. Ridono, perché pensano che i meriti siano loro e invece hanno solo la fortuna di essere capitati al momento giusto con un paio di forbici in mano per tagliare il nastro. Ridono, perché se tanto gli fai presente la disumana vergogna di questa strada arrivata dopo decenni di bugie, di incapacità e fallimenti ti rispondono che mica è colpa loro. E’ colpa di coloro che erano lì al momento sbagliato e senza forbici in mano. “Colpa di chi non si sa”, purtroppo una caratteristica della nostra bella Penisola.

Addirittura, e questo è il colmo, c’è stato chi ha parlato con toni trionfalistici dell’anticipo dell’apertura, inizialmente prevista per la fine dell’anno!! E’ così che va la politica: invece di piangere per un ritardo di decenni, si ride per un anticipo di quattro mesi.

Il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, ha dichiarato stamane: “Il lavoro che portiamo avanti ormai da tempo, almeno dall’inizio del Governo Renzi, con determinazione e non senza criticità, ha dato i suoi primi frutti. Stiamo portando a termine un progetto che molti non credevano che saremmo riusciti a sbloccare”. Capito?A sbloccare! Capito la politica come va? Capito la situazione attuale (mica tanto attuale) italiana? Le soddisfazioni, le capacità, si misurano con lo sbloccare qualcosa di bloccato a causa di fallimenti politici ed economici, più che con il realizzare qualcosa speditamente.
Siamo stati addirittura costretti ad ascoltare la presidente Marini ringraziare i suoi predecessori (leggi Maria Rita Lorenzetti & Co.). In pratica li ha ringraziati per i ritardi, i disagi causati e per il conseguente impoverimento di questa zona. Perlomeno il presidente Renzi ha parlato dell’esistenza di una “situazione gravissima delle strade”. Un briciolo di onestà, ma proprio un briciolo.

La consolazione, comunque non da poco conto, è che la nostra piccola Salerno – Reggio Calabria ha visto la luce. Con due generazioni di ritardo, per colpa di chi non si sa, ma l’ha fatto. Noi perlomeno ora potremo ridere, perchè cambierà molto.

Cambierà il nostro rapporto con Perugia, così come Perugia cambierà il suo rapporto con noi, anche se ci crediamo poco, dato che sarà dura abbattere quel concetto di “cugini di campagna” che i perugini, inspiegabilmente e in maniera anche un po’ tanto ridicola, hanno verso queste zone.
Cambierà anche il paesaggio che siamo stati costretti a vedere per tutta la nostra vita di studenti, lavoratori e viandanti. Cambierà tutto. Cambieranno le nostre vite e le nostre economie, perché le vie di comunicazione hanno da sempre caratterizzato in maniera proporzionale le fortune dei luoghi che attraversano. Addirittura, dall’essere quasi isolati, passiamo oggi ad essere crocevia, grazie anche alla nuova Flaminia che viaggia spedita (quasi) verso Roma.

Già, la nuova Flaminia. Sono passati sette anni dall’inaugurazione di questa vecchia strada. Vecchia sì, perché il tratto che collega Fossato di Vico a Nocera Umbra è nato vecchio, con due sole corsie già vittime di un degrado che neanche la mulattiera più sperduta. E questa è un’altra annosa questione. Nel 2009 ci promisero un veloce raddoppio e ce lo prometterà qualcuno nel prossimo futuro. E la storia non farà altro che ripetersi e scordarsi di se stessa, cioè del fatto che i Romani, quelli con la R maiuscola, impiegarono quattro anni a crearsi uno sbocco verso l’Adriatico, ideando e “stendendo a mano” la vecchia Flaminia.
Qui, a conti fatti, dopo due millenni e avendo a disposizione mezzi tali da permetterci di avanzare a passo di carica, ce ne abbiamo messi dieci volte di più per avanzare di quindici chilometri.

E allora cin cin, brindiamo e ridiamo.

© Marco Gubbini 2016 – gualdonews.it

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