La nota più bella

timemachineNon sono molto amante di ricorrenze come i compleanni o i cambi anno. Mi piace vedere la vita come un unico grande percorso, senza scadenze intermedie. Però se proprio c’è da fare un bilancio degli ultimi 365 giorni, dico solo che è stato un anno pieno di musica. E questo già lo eleva nell’olimpo dei migliori della mia vita. Un anno in cui il fare musica mi ha regalato tante di quelle emozioni, che scriverle sarebbe impossibile anche per me, che spesso le emozioni mi chiedono di raccontarle scrivendo.

Sì il lavoro, sì la salute, ma penso che si diventi veramente felici solo quando soddisfiamo le nostre passioni. Senza passioni saremmo fatti solo d’istinto e raziocinio, “una specie di cinghiale laureato in matematica pura”, diceva De André.

Quindi, se proprio vogliamo considerare terra di confine la mezzanotte, spero solo che quello che verrà domani sia semplicemente quello che è oggi: musica con i miei amici di palco, di prove, di cazzeggi, di cene, di scambi di idee, di brindisi, di selfies pre concerto, di abbracci dietro un sipario chiuso, di accordi su che accordi fare, di arrangiamenti, di jack, di cuffie e di microfoni. Amici più che adulti che diventano meno che fanciulli dentro un negozio di strumenti. Amici che si ritrovano contemporaneamente con gli occhi lucidi dentro la chat di WhatsApp, perchè qualcuno posta un pezzo che si sogna di fare… semplicemente perchè chi suona si emoziona al cubo. Sette amici che si conoscono chi da anni e chi da mesi, ma che sanno tutto di tutti, perché questa è una delle tante magie del condividere musica.

Auguro a voi e a me un 2016 la cui nota più bella sarà sempre quella che dovremo ancora suonare. Saremo così curiosi di ascoltarla, che non ci verrà mai la voglia di smettere…

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Quando l’accoglienza diventa eccellenza

Pubblicato sul periodico Made in Gualdo n. 14 – dicembre 2015

Schermata 2016-01-12 alle 14.43.11Quando percorri la strada che porta a Brufa, frazione di 600 abitanti del comune di Torgiano, la prima cosa che pensi è: ”A chi può essere venuto in mente di creare qui un resort a quattro stelle?”.

Già quando si scende dall’auto, dal parcheggio del Borgobrufa, le prime risposte fanno capolino. Lo inizi a capire dal rumore del silenzio che circonda la struttura. Lo capisci definitivamente quando, sul piazzale della reception, giri la testa a destra e scorgi Assisi, la giri a sinistra e trovi Perugia. L’Umbria è qui, ai piedi degli ospiti di questa magnifica oasi di benessere.

Cinque minuti a fare due passi per le vie di quello che sembra a prima vista un albergo diffuso, con villette e stabili sparsi qua e là. Poi ecco Gabriele Biscontini, direttore del resort, che, oltre ad essere gualdese doc, è anche il clone, tanto gli somiglia, di un personaggio simbolo della città purtroppo scomparso da poco, suo padre Carlo.

“L’idea è venuta ad un personaggio imprenditore fino al midollo, Andrea Sfascia, che ha creato questo gioiello gradualmente. Da 14 a 50 camere nel giro di pochi anni” – inizia a raccontarci. Poi Gabriele ci mostra la struttura, la piscina esterna riscaldata, il ristorante. Ci fa scendere nella più grande SPA dell’Umbria. Lo fa con orgoglio. E quando sei orgoglioso del posto in cui lavori, significa che sei in un bel punto del tuo percorso di vita.

“La nostra clientela è per il 90% italiana. Noi offriamo relax, pace e tranquillità – ci dice seduto nella sala dove spicca il bel camino centrale, immerso nei colori tenui delle pareti, caratteristica di tutto il resort – Non è il tipo di vacanza per gli stranieri e secondo me l’Umbria è ancora poco conosciuta, al di fuori dei grandi circuiti internazionali. Il fatto di avere molti ospiti toscani, provenienti cioè da una regione densa di wellness hotel, ci rende orgogliosi.”

Come è arrivato il gualdese Biscontini al Borgobrufa?

“La grande passione per la vela e i primi corsi in Sardegna hanno fatto crescere il mio spirito d’avventura, quello che mi ha portato a trascorrere tantissimo tempo fuori dalla mia città. Ho fatto il Master in Economia del Turismo ad Assisi, che all’epoca era l’unica scuola a livello universitario ad indirizzo turistico.

Le prime esperienze sono arrivate nella riviera romagnola come receptionist. Poi Monaco di Baviera a studiare il tedesco, perché in Romagna è praticamente obbligatorio. Tornato dalla Germania ho iniziato l’avventura al Jolly Hotel Milano Fiori, che è durata tre anni. Più di duecentocinquanta camere, grandi eventi come il calciomercato. Al Jolly incontravi tutte le mattine il mondo e quindi il tedesco non era più sufficiente. Quindi via, a Londra per un anno, sempre in un albergo della catena Jolly. Il Jolly è stata la mia scuola, ma cercavo altri stimoli”.

Gabriele riparte, spinto dal vento degli stimoli, come una barca a vela…

Arriva l’esperienza del Sol Melià di Verona, poi Boscolo, sempre nella città di Romeo e Giulietta. C’è anche Gualdo nel suo percorso, con le Terre del Verde. Una bellissima struttura, la massima sicurezza in tutto, perché sei a casa tua, ma poi le strade si separano e Gabriele rialza le vele riparte. Due anni con Alpitour a Caserta, Baia Domizia. Tanta quantità e poca qualità. “Ma anche questa è esperienza. Dopo aver conosciuto mia moglie, che è di Perugia, ho cercato qui intorno. Sapevo che aprivano questa struttura e ho conosciuto il proprietario proprio nel momento in cui si passava da agriturismo a resort ed eccomi qui. Sono passati quasi dieci anni e da capo ricevimento sono diventato direttore.”

Si trova bene qui, Gabriele. Il proprietario si è fatto da solo e non si ferma mai. “Posso dire che è un imprenditore vero, che è avanti anni luce rispetto alla media”.

Poi è arrivato il premio Fare Rete

Si. Ad un certo punto abbiamo pensato di offrire ai clienti l’esperienza del territorio: prodotti di prima qualità a chilometri zero e 100% italiani. Quindi abbiamo parlato con Coldiretti, sposando il progetto Campagna Amica. Abbiamo iniziato con le colazioni e gli ospiti erano molto interessati, poi è nato l’angolo “Bottega Italiana” sempre in collaborazione con Coldiretti, che ad un certo punto ci ha proposto un menù esclusivo. Quindi ecco la linea cosmetica della nostra SPA, che fino ad allora offriva linee tradizionali. Arrivano i prodotti col marchio di Borgobrufa, provenienti da aziende di Campagna Amica.

E’ successo che questo nostro progetto integrato è rientrato nel concorso Fare Rete. Abbiamo vinto il primo premio regionale. Poi tra tutte le ventuno regioni, hanno scelto la nostra, l’Emilia Romagna e la Sicilia. Ad Expo ci hanno premiato come progetto che è riuscito a coinvolgere più “attori”.

Per Made in Gualdo abbiamo scovato e intervistato gualdesi che hanno fatto del turismo, della ricettività il loro lavoro. Pensiamo ad Ilio Chiocci a Como, Mauro Zampetti a Londra, Sandro Fioriti a New York, Monica Mataloni a Miami. Perché invece Gualdo non decolla da questo punto di vista?

Perché secondo me in questi periodi di crisi devi vendere un prodotto esclusivo. Se ti metti in mezzo a tanti altri, non va bene. Devi creare servizi, specializzarti. Adesso poi, con portali come Airbnb c’è da rivedere il concetto di albergo.

Schermata 2016-01-12 alle 14.33.27Salutiamo Gabriele, ma non torniamo subito a casa. Pochissimi chilometri e siamo ad Assisi, dove sorge il Nun, relais di lusso nella parte alta della città serafica.

Qui la domanda non è “A chi può venire in mente di aprire un albergo qui?”, ma “Cosa ci fa un albergo di charme a 5 stelle nel cuore del turismo religioso, notoriamente low cost”?

Siamo qui perché di direttori ‘high quality’, Gualdo Tadino, che nel turismo ci ha sempre creduto ai livelli di un 6 politico, ne ha sfornati ben tre (con Monica Mataloni). Chi dirige il Nun è Chiara Mencarelli, che viene dal quartiere di San Rocco.

Il Nun Assisi è un albergo nuovo. Inaugurato nel 2011, è il risultato della ristrutturazione di un antico monastero, quello di Santa Caterina. Diciotto suite, uniche. Fiore all’occhiello è la spa Museum, realizzata tra i reperti dell’anfiteatro di Assisi del I secolo d.C. e il tempio della divinità delle acque del II secolo a.C. Un posto talmente suggestivo da suscitare l’interesse di giornalisti come Alberto Angela per il programma Ulisse o testate come il New York Times.

Chiara ci accoglie sorridente davanti l’ingresso dell’albergo. Anche la sua di storia si svolge quasi completamente fuori dalla città natale. Trascorre l’ infanzia a Gualdo frequentando l’Istituto Bambin Gesù fino alle medie. E’ creativa e predisposta alle materie umanistiche, ma i genitori pensano a una scuola superiore “concreta”, di quelle che ti aiutano a trovare un lavoro appena hai in mano il diploma. Ecco quindi l’iscrizione all’Istituto Tecnico Commerciale di Assisi. “Oggi sono convinta che la mia abilità a gestire i cambiamenti sia iniziata proprio quando mi sono trasferita ad Assisi. E lì che ho imparato ad adattarmi a nuove amicizie e ad ambienti diversi.”

Dopo il diploma ecco la laurea in Pedagogia, indirizzo Formazione degli Adulti. Nel 2000 inizia come free lance nel settore della formazione del personale.

“Tenevo corsi di aggiornamento per le risorse umane di aziende umbre. Negli anni ho stretto interessanti sinergie per l’aggiornamento e la motivazione di reti di vendita aziendali, gestendo anche in prima persona gli agenti di un’azienda umbra per i mercati di Italia, Russia e Grecia. Nel 2005, credendo fortemente nel concetto di Lifelong Learning, presi una specializzazione in Psicologia all’Università di San Pietroburgo, arricchendo la mia preparazione nell’area Risorse Umane.

Come sei arrivata all’hôtellerie?

“Ho iniziato ad innamorarmi di questo settore organizzando convegni e corsi di formazione negli hotel. Così frequentai un master biennale per direttori d’albergo organizzato dall’Ada (Associazione Direttori Albergo). Stravolgendo senza timori la mia carriera, quasi 7 anni fa iniziai il mio percorso nel settore alberghiero entrando come responsabile settore congressi in un hotel 4 stelle delle Marche, per poi diventarne vicedirettore e poco dopo direttore. Successivamente sono andata a Roma a dirigere un 4 stelle vicino al Colosseo e poi in Toscana in un 4 stelle lusso. Quindi il ritorno in Umbria per dirigere il Nun. Negli ultimi anni sono stata docente in master sul turismo tra Umbria, Marche e Lazio, oltre ad essere talvolta chiamata come speaker nei convegni sul turismo. Un percorso parallelo che mi gratifica”.

Non finisce mica qui. Nel 2011-12 Chiara fa parte del consiglio direttivo di Federalberghi Macerata e attualmente è vicepresidente Ada Umbria, nonché unico membro italiano del Consiglio d’amministrazione della “Mediterranean Tourism Foundation” di Malta.

“Mi considero un direttore d’albergo non convenzionale, perché non sono nata dalla reception né dall’istituto alberghiero. Credo che proprio la ricchezza di esperienze lavorative e il mio background nell’area risorse umane mi abbiano resa più completa per affrontare un mestiere, quello del direttore d’albergo, tra i più complessi. Rispetto ai managers di altri settori deve essere infatti psicologo, sociologo, economista, buongustaio, fortemente orientato alle relazioni interpersonali, diplomatico, con buon livello di cultura generale e preferibilmente di bella presenza. Dimenticavo: deve conoscere bene le lingue straniere e saper capire il manutentore quando ci sono problemi tecnici nella complessa “macchina alberghiera” accesa 24h!”

In una città come Assisi come si posiziona il Relais Nun?

“L’imprenditore umbro che nel 2011 lo ha inaugurato ha avuto una grande intuizione. Assisi mancava di un 5 stelle che potesse accogliere una clientela di un certo livello. I nostri ospiti sono per lo più americani, disposti a spendere per una suite fino a 650 euro a notte, ma lavoriamo molto anche con italiani benestanti, spesso persone famose a livello nazionale o internazionale. Assisi ha un forte appeal turistico, che fa da traino a tutta l’Umbria. Stiamo lavorando a un progetto, con la “Rete Assisi Turismo +”, per sviluppare la Destinazione Assisi 365 giorni l’anno con sviluppi interessanti per tutta l’Umbria.”

Senza fare paragoni con Assisi, Gualdo Tadino ha un’alta potenzialità attrattiva di tipo naturalistica e culturale. Con una montagna favolosa e ben sei musei a pieno regime stenta a farsi strada nel turismo. Ci sono margini di crescita?

“Lo sviluppo turistico dei borghi o delle piccole città non è cosa semplice. Si può avere un prodotto come la natura e i musei, ma per farlo conoscere a certe fette di mercato ci vuole una strategia territoriale completa e in sinergia con tutte le potenzialità espresse dal luogo. In Umbria ci sono politiche di sviluppo turistico frammentate, senza una visione d’insieme, a differenza della Toscana che porta avanti una politica di marketing territoriale più decisa e coerente. Gualdo, pur essendo un borgo stupendo e con delle attrattive interessanti, non può esprimere bene le sue potenzialità a causa dell’incapacità delle amministrazioni regionali che si sono susseguite negli anni a concentrare risorse e a individuare comuni obiettivi e relative strategie nell’area turismo.”

Chiara e Gualdo Tadino, un rapporto frammentario a causa del lavoro, ma da come ce la racconta si legge che il cuore è qui.

“Quando mi chiedono dove sono nata, poiché non tutti conoscono la nostra città, parlo sempre della nostra fantastica acqua Rocchetta, che da piccola, quando ‘era dei gualdesi’,   andavo a prendere una volta a settimana insieme a mio padre! Che ricordi! Aver vissuto l’infanzia in una cittadina sana sotto vari profili ha costituito un importante imprinting emozionale per la mia formazione caratteriale. Non cambierei nulla di Gualdo, ma a volte è importante crescere i figli con una mentalità aperta, farli viaggiare, fargli fare esperienze fuori casa evitando la tipica protezione eccessiva delle famiglie italiane: questa è la provocazione che lancio ai lettori di Made in Gualdo.”

Provocazione che accogliamo. Del resto la nostra vocazione è scovare gualdesi che abbiano lasciato un segno in giro per il mondo.

Quindi spicchettarci dalle nostre radici e volare spinti dal vento della curiosità spesso è l’unica maniera per poter intercettare i nostri sogni. Senza mai dimenticare da dove veniamo.

© Marco Gubbini 2015