I nostri primi 40 anni

radiotadinostoryPubblicato sul periodico Made in Gualdo n. 12 – luglio 2015

Matteo ha 17 anni ed è innamorato pazzo di Chiara. E’ in camera sua, steso sul letto ad ascoltare Radio Tadino. Un brano fantastico cattura la sua attenzione. Prende lo smartphone, cerca il pezzo su YouTube, ne copia il link sulla chat di WhatsApp aperta con Chiara. Scrive “ti dedico questo brano con tutto il cuore” e poi sfiora col dito “Invia”. Dopo un viaggio di un millisecondo, un altro smartphone cinguetta. E’ quello di Chiara, che di lì a poco ascolterà la canzone col cuore a mille dopo aver letto la dedica del suo Matteo.
Questo è l’amore nell’anno 2015.

Ora saliamo su una macchina del tempo e digitiamo sulla tastiera l’anno 1976.
Matteo ha 17 anni ed è innamorato pazzo di Chiara. E’ in camera sua, steso sul letto ad ascoltare Radio Tadino circondato dai poster di Hendrix e Led Zeppelin. Un brano fantastico cattura la sua attenzione. Strappa un foglio dal quaderno di scuola e ci scrive sopra “Da Matteo a Chiara”, poi il titolo del brano. Piega il foglietto e lo nasconde nella tasca dei jeans. Infila le scarpe ed esce. Piove, ma nulla può fermarlo. Il viaggio a piedi, da casa fino a piazza Martiri, dura quindici minuti. Un’infinità sotto la pioggia battente. In cima al vicolo gira a sinistra e cerca con l’occhio la cassetta della posta a fianco del bar Appennino, quella con l’adesivo di Radio Tadino. Ci infila il foglietto con la dedica e il titolo della canzone e poi torna a casa bagnato fradicio, ma chi se ne importa.
Questo era l’amore nell’anno 1976.

Quella cassetta era svuotata ogni mattina dal dj di Radio Tadino, che poi aveva il compito di prendere quel disco, farlo girare sul piatto, appoggiarci la puntina del Lenco e introdurlo con “Questo brano è dedicato da Matteo a Chiara” facendo battere a mille il cuore di Chiara.
In mezzo a questo vortice infinito di cambiamenti, una cosa in comune, oltre all’amore: Radio Tadino, che nell’anno del Signore 1976 aveva dodici mesi di vita, ma non ancora il telefono.

Quaranta anni sono passati, in cui è cambiato il nostro modo di vivere, di agire; sono cambiati i nostri ritmi, il modo di gestire le passioni, di ascoltare musica. Quaranta anni in cui è cambiato il mondo, quasi più di quanto non era cambiato nei quaranta anni prima del 1975. Quaranta anni. Interamente vissuti da Radio Tadino con il piglio di chi affronta la vita pronto a combattere tutte le avversità. Li ripercorriamo con l’aiuto di Giancarlo Pascolini, che della radio è il macchinista con più anni di esperienza, avendo vissuto all’ombra dei ripetitori in pratica tutta la vita. La sua e della radio.

Lo sapete, nel mondo moderno, qual è la maggiore fonte di creatività? Il posto in cui dove sono nate tutte le idee più belle e pazze? Il garage. Fu un garage per Steve Jobs e un garage fu anche per Domenico Garofoli il quale, intorno al 1974, costruì un trasmettitore da 1,5 watt che racchiuse dentro un elegantissimo involucro di legno. Lui ancora non lo sapeva, ma da quella piccola cassetta sarebbe uscita la voce narrante della storia moderna della nostra città.

Fu circa un anno dopo che, in una capanna in lamiera nel quartiere di San Rocco di proprietà di Giuseppe Marcacci, Radio Tadino vide la luce grazie a quel trasmettitore e a una fonovaligia acquistata con tanti sacrifici. Nelle case arrivava la musica, ma anche la pioggia e la grandine che spesso percuotevano rumorosamente la lamiera a un metro dal microfono.

Poco dopo, il trasferimento nella sede storica di viale Don Bosco, nei locali della lavanderia esterna dell’Istituto Salesiano. E lì fu radio vera.
Un mixerino, due giradischi Lenco dalla partenza a dir poco lenta e un registratore amatoriale con un nastro fisso: quello di Fantasy Girl di Steven Schlaks, cioè il sottofondo di tutti gli spot pubblicitari che erano letti sul momento dal dj di turno!
Le trasmissioni erano solo pomeridiane, garantite dal trasmettitore sul Serrasanta che copriva fino ad Orvieto, perché allora erano poche le frequenze che disturbavano il tranquillo viaggio dell’onda modulata della voce di Gualdo.

L’assenza del telefono non fermò la creatività dei nostri dj che si inventarono i giochi a quiz… a distanza. Unici al mondo. Le chiamate erano dirottate al bar Appennino, dove c’era un uomo della radio che portava le risposte di corsa in radio. Affatto rari i momenti in cui, assente il fattorino, rispondeva al telefono Fernando, il proprietario del bar, che sollevata la cornetta, al “Pronto chi parla” sentiva rispondere le cose più insensate tipo “Alberto Sordi” o “il mostro di Loch Ness”!

La linea telefonica fu una svolta. Le dediche e i giochi decollarono e la cornetta divenne incandescente, con i dj che iniziarono a diventare dei veri e propri miti. In Umbria erano poche le radio “libere”, come venivano chiamate. Le umbre Radio Aut, Radio Trimmer St. Andrews, Radio Onda Libera e la marchigiana Radio Stereo Uno erano le uniche emittenti che i gualdesi captavano dalle loro radioline, ma tutta Gualdo era sintonizzata sulle frequenze di RT. C’era anche mamma Rai, certo, ma volete mettere la musica? Volete paragonare la musica classica della radio di Stato con quella alternativa, spregiudicata e libera di RT? Senza internet, il punto di riferimento per la scelta dei dischi giusti erano le onde medie di Radio Luxembourg e le recensioni di Ciao2001, la rivista per eccellenza in un periodo che forse rimane ancora il più fertile dal punto di vista musicale.

I dischi si compravano sconto pubblicità in un negozio di Gualdo, ma sovente si prendeva il treno per andare a Roma da un amico che importava direttamente dall’America. Si tornava con una valigia piena di vinili, ora diventati cimeli custoditi gelosamente nell’immenso patrimonio che la radio possiede ancora.

Nel frattempo, siamo a cavallo degli anni ‘70/’80, si iniziò a trasmettere anche di mattina. Poi arrivò la notte, il momento forse più bello per fare radio.
Ecco i primi notturni, dove era più lecito proporre musica di nicchia, ma anche cazzeggiare e cavalcare la satira più irriverente. Era appena finita l’epoca di Alto Gradimento, che aveva impazzato in Italia, e i nostri, se possibile, fecero di meglio. Non esageriamo se diciamo che la gente non usciva di casa quando c’era “Il volo della nottola”, dove si prendevano in giro bonariamente – anche se il direttore Serroni non dormiva sonni tranquilli – i personaggi più caratteristici di Gualdo, con rubriche come Qui, Quo, Quark o collegamenti irreali come quello con il rally di Monte… camera. In pratica i precursori dell’attuale Magabald, che spopola oggi nella radio degli anni 2000.

Intanto era cambiata sede e i nuovi studi di via del Biancospino furono una svolta importante per la maturità della radio e anche per la tecnologia. Le trasmissioni passarono da mono a stereo e finalmente la lucina delle radio, quella che segnalava la stereofonia, si accendeva anche sui 101.100! Arriva il picco degli ascolti. Secondo la Doxa a metà degli anni ’80 Erreti era la quinta radio in Umbria per ascolti. E badate bene: alle emittenti citate sopra se ne erano aggiunte decine. Il ripetitore locale fu spostato a Morano, perché a Serrasanta i troppi fulmini ne compromettevano il funzionamento. Poi c’era quello di monte Villano che copriva la parte nord di Perugia, mentre Monte Cucco serviva le zone di Fabriano e Jesi.

Radio Tadino viaggiò per dieci anni col vento in poppa, sospinta anche dai tanti collaboratori che premevano all’ingresso per coltivare una passione che se ti prende non ti lascia più.
Il terremoto di fine ‘97 fu uno spartiacque per tante attività e lo fu anche per la nostra radio. Per due anni non si vendette pubblicità e oculata e provvidenziale risultò la vendita della frequenza di monte Villano a Radio Maria e quella di Monte Cucco a Radio Deejay, cosa che non permise alla crisi di annientare l’emittente.

Paradossalmente quello del sisma fu anche il periodo in cui la comunità riabbracciò Erreti, dato che questa fu un punto di riferimento straordinario per la città. La gente era continuamente incollata alla radio, che trasmetteva 24 ore su 24 informazioni utili riguardante lo stato di emergenza anche per i comuni limitrofi.

Poi il mondo, quasi all’improvviso, iniziò a galoppare. Il vinile diventò un anziano signore che, girando tristemente la testa mentre entrava all’ospizio, vide il giovane e aitante Compact Disc salutarlo in maniera sfrontata con la manina. Mossa avventata, dato che, pochissimo tempo dopo, l’arrivo di internet spedì il CD nella stanza accanto al vinile.
Arrivarono i network, macchine gigantesche, ma fredde, pilotate non dal cuore, ma dalle case discografiche che decidono le playlist con rigorose logiche di mercato, che poi tradotto in soldoni significa gli stessi dieci pezzi che devono girano dalla mattina alla sera. In pratica la morte delle piccole radio locali, ma Erreti non muore.
Erreti si adegua, ma solo alle tecnologie, non ai network. Erreti rimane libera, senza perdere il carattere romantico e vintage della piccola radio di provincia.

Adesso trasmette anche in streaming e, ve lo diciamo in anteprima assoluta, tra poco si avvarrà della qualità del DAB+ (Digital Audio Broadcasting), che, fidatevi, è la più importante innovazione nel campo della radio dopo l’introduzione della stereofonia in FM. Però il cuore è rimasto e rimarrà sempre quello. Quello romantico delle dediche scritte a mano, quello vintage del vinile che fruscia, quello rivoluzionario di chi non si accosta alle mode, quello tenace alla Hiroo Onoda, quello di tutti noi che l’abbiamo vissuta, amata, aiutata.

Tornando alle storie (vere) dell’inizio, voi quale preferite? Quella del cuore che batte dopo un cinguettìo dello smartphone? O l’altra, quella del biglietto infilato dentro la cassetta della posta? Se la vostra risposta è la seconda, non potrete non unirvi a noi nell’augurare buon compleanno alla nostra emittente, perché non potrete non amare una delle storie più romantiche che la radio abbia mai scritto.

© Marco Gubbini 2015