La storia è un grande presente

sangiooldnewÈ bello avere dei conti in sospeso col calcio, perché il bello del calcio è che, prima o poi, ti da l’occasione per riportarli in pareggio quei conti. Non è detto che tu ci riesca, ma l’occasione, stai tranquillo, te la concede. Potranno passare mesi, anni. A dirlo alla Venditti si possono fare giri immensi, ma poi si ritorna.

Undici anni fa si usciva dallo stadio di San Giovanni Valdarno frustrati, delusi, mortificati e avviliti. Non tanto per il risultato, ma per l’ennesimo maledetto modo con cui era venuto. Con lo stesso maledetto furto con cui ci avevano soffiato la serie B un po’ di anni prima.

Stavolta ci avevano scippato la C1. La squalifica del loro uomo “più”, Baiano, annullata. La curva già in costruzione per la serie superiore. Un rigore, forse il più inesistente della storia del calcio, decretato guarda caso per un non fallo su Baiano. Penalty ed espulsione. Modi diversi, ma stessa sostanza di Pescara ’95.

Oggi, undici anni dopo, entrare in quello stadio mi ha fatto un certo effetto. Così come ha fatto un certo effetto, nella gara di andata, rientrare al Carlo Angelo Luzi al collega di San Giovanni Valdarno che oggi me l’ha proprio detto: “Ci sono stadi e città che non dimentichi mai”. Lui aveva bei ricordi, io un po’ meno. Mi ha anche detto “Mica era rigore quello!”. E lo so che non era rigore. Lo so che era tutto scritto. E se lo dico io, che credo poco o niente ai complotti, che non penso mai male, vi dovete fidare: era già tutto scritto.

Quest’anno abbiamo preso quattro punti su sei alla Sangio. Dopo undici anni ci siamo ritrovati e la nostra piccola rivincita – minuscola se si pensa alla differenza della posta in palio – ce la siamo presa. Oggi passava una delle tante occasioni che il calcio concede e ce la siamo messa in tasca sorridendo.

Non date retta a chi dice che conta sempre e solo il futuro.
Bisogna lavorare sempre per l’oggi e il domani, ci mancherebbe. Proprio com’è nella vita. Ma il calcio, proprio come la vita, è nulla senza il senso di appartenenza, senza il ricordo di città, stadi, persone che ci sono sfilati davanti e ci hanno regalato emozioni. Belle, brutte, ma pur sempre emozioni. Il calcio sarebbe totalmente insipido senza il sale che ti regalano certi ricordi, senza desideri di rivincite uguali alla sensazione che ho provato oggi. Non vendette. Rivincite.

La storia spesso è un grande presente e mai solamente un passato. La storia è il motivo per cui siamo come siamo. Non conta solo oggi e domani. Il calcio, per chi lo vive come me, non è solo un gol, un’azione, una vittoria. Il calcio è stadi, città, dialetti, bandiere, colori, orgoglio. E capisci che la passione che ci metti è quella buona, quando entri, come oggi, in luoghi che ti fanno accelerare il cuore quel tanto che basta a farti pensare “Cavolo, ho beccato una di quelle occasioni di rivincita che ti regala lo sport”. Un’emozione che ha fatto un giro immenso di undici anni. E poi è tornata.

Sul pullman, tornando da San Giovanni Valdarno ho letto una bella frase su Facebook: “Non stancarti mai di aspettare, perché il giorno più bello potrebbe arrivare domani”.
Ecco, in mezzo a tutti i mille problemi che ci sono oggi so che questo è un atomo, ma Pescara e l’Avellino sono sempre stadi e città vivi nelle mente di chi crede nella storia e nella poesia del calcio. Non sarà oggi, forse non sarà neanche tra altri undici o ventidue anni. Forse la durata della nostra vita non ci permetterà di assaporarla mai questa occasione. Ma teniamo la storia sempre in vita e qualche volta ubriachiamoci di ricordi. Affinché questi rimangano non solo vivi, ma anche belli caldi. Affinché una partita di pallone, da stupida, diventi un motivo di orgoglio e di rivincita. Affinché possa essere onorata la storia di chi ci aveva provato, ma non c’era riuscito.

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