Où est le courage?

charlieebdoCome al solito in Italia, in queste ore, non si discute del pericolo del terrorismo islamico, ma si attacca la stampa! Il ‘reato’ sarebbe quello di pubblicare video troppo crudi e di lucrare sui clic che questi portano! Siamo veramente da resettare. Siamo diventati un Paese talmente assuefatto alle stronzate e alle falsità dei vari “Uomini e Donne” e dei “Grandi Fratelli”, talmente abituati a sbavare dietro la stampa dei gossip, che il giornalismo del vero ci scandalizza e ci fa anche incazzare.

Ricordando quella libertà individuale che ci permette di cliccare su un video di Platinette che canta, piuttosto che su quello di un poliziotto giustiziato da un animale islamico, esprimo estrema solidarietà a tutti i giornalisti di Charlie Hebdo e a tutti quelli che fanno informazione semplicemente descrivendo, anche tramite la satira, quella che è la realtà che ci circonda. Purtroppo questa non è sempre quella che vorremmo che fosse, ma non è certamente colpa di chi la racconta.

Prima di giudicare la pubblicazione di notizie o video che si è comunque liberi di ignorare, pensate se il livello del vostro coraggio raggiunge picchi talmente alti da farvi esprimere così davanti alle televisioni di tutto il mondo: “Dico che piuttosto che mostrare i denti per due disegni inoffensivi, bisognerebbe mostrarli al terrorismo islamico. Le loro minacce? Credere alla paura significa rinunciare alla libertà. Dire che abbiamo paura è come far loro piacere. Io non farò certo piacere a loro“. Questo diceva nel 2013 Stephane Charbonner, direttore di Charlie Hebdo, ucciso oggi. Uno che chiamava “bande di idioti” gli assassini oggetto della sua satira. Un giornalista del vero e portatore di una merce rara: le palle.

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Quanno chiove..

Schermata 2015-01-06 alle 18.09.24Per me Pino è una corsa in motorino in due e senza casco, non era obbligatorio, nel millenovecentottant…non mi ricordo. C’era un suo concerto a Nocera Umbra e affrontammo la Flaminia col cinquantino di notte pur di esserci. Portata del fanale: dal manubrio a due metri scarsi. Una delle tante cazzate a ‘rischio vita’ per la musica.

Poi, la mattina dopo il concerto, Gigi Di Rienzo che passa a Gualdo Tadino. Proprio davanti casa mia. Di Rienzo era il bassista di Pino Daniele in quel gruppo storico che aveva inciso non un semplice disco, ma la storia: “Nero a Metà”. Lo riconobbi subito dentro l’auto con i finestrini aperti, anche perché i ricordi della sera prima erano ancora nitidi.

Chi muore rimane sempre dentro di noi, ma quando muore un musicista ancora in attività, o un poeta, un pittore, un’artista, muore anche il suo dono. Da quel momento in poi verranno a mancare nuove note, nuovi versi, dipinti, emozioni. Stop. Finisce tutto. Chissà cos’altro ci avrebbero regalato De André, Dalla e Pino? E’ questa la tristezza che si aggiunge a quella per la perdita fisica.
Pazienza, è la vita. La stessa vita che mi ha regalato le emozioni infinite di Napul’è, di Quando, di Alleria e di quella fantastica corsa con il motorino senza casco.