Il filo sottile dell’arte

bollaniLo dico: il libro di Stefano Bollani, Parliamo di Musica, è un po’ barboso.
Aggettivo forse esagerato: diciamo che non mi è dispiaciuto, ma la quarta di copertina, il primo sguardo che scambi con un libro, stavolta è stata alquanto gabbante. Me l’ero immaginato più teorico-poetico, meno tecnico. Invece è il contrario. Quasi dedicato solo agli addetti ai lavori. Forse lo è.

Però c’è un capitolo molto bello che consiglio a tutti, perché parla dell’empatia in ambito musicale.
Sul palco si cerca di dare e prendere il meglio da chi lo divide con noi. Ci lampeggiano davanti le passioni comuni – scrive Bollani –  le direzioni verso cui possiamo andare insieme. Per intuito, fiutando l’aria, annusando gli altri“.

E’ il motivo per cui ho sempre preferito musica live dai dischi in studio, dove può capitare che un musicista registri oggi e gli altri tra un mese, magari senza incontrarsi mai.
La musica dal vivo, a qualsiasi livello, possiede qualcosa di magico.
Magico, perché quello che senti non è solo musica, ma anche il frutto del rapporto tra persone collegate tra loro dal filo sottile dell’arte.
Magico, perché dove suoni insieme è uno dei rari bei posti della vita dove non può assolutamente esistere l’IO, ma solo il NOI. Se un “noi” diventa un “io”, si spezza semplicemente tutto.
E lo senti, e si sente, e lo sentono.
Vinìcius de Moraes ha detto che “la vita è l’arte dell’incontro”. Ecco, pensate a quello che può succedere quando gli incontri più belli avvengono circondati dall’arte…

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