Un connubio indissolubile…

Giochi de le Porte

foto Elisa Fratini

Gualdo Tadino e i Giochi de le Porte. Un connubio indissolubile. Certo – direte – i Giochi sono nati a Gualdo! Vero, ma è incredibile come in questo caso il detto “Dio li fa e poi li accoppia” assume un significato assoluto.

La storia narra di una Città più volte distrutta e ricostruita? Perfetto (si fa per dire): la storia degli ultimi trentasei anni racconta di edizioni dei Giochi costellate di difficoltà ai limiti dell’immaginabile. Non proprio distrutti e ricostruiti, ma ci siamo andati molto, molto vicini. Un terremoto che ha pensato bene di far capolino un ultimo venerdì di settembre, condizioni meteorologiche spesso al limite del paranormale, persino un blackout nazionale di proporzioni epiche.
Non so quante volte, anche dopo episodi spiacevoli, ho sentito dire “questa è la fine dei Giochi”. La prima volta nell’82 quando il palio non fu assegnato in mezzo ad un caos totale. Non so quante volte, l’edizione successiva ho sentito il popolo urlare “questa è stata l’edizione più bella”.

 Però, a pensarci bene, è bello pensare che i Giochi siano lo specchio delle vicende storiche, perché un decorso così irto di difficoltà rende gli uomini forti ai limiti dell’invincibilità. E’ la nostra storia.

E’ quella che ci ha forgiati duri come la roccia della balza di mezzogiorno, tignosi e splendidi come il sole che, inevitabilmente, ogni mattina si alza da Monte Penna, insistenti e tenaci nel ripartire dopo un ostacolo, come la tramontana che soffia dalla Rocchetta. Noi non potevamo ideare ed ereditare una festa ripetitiva. No. Nella nostra ci doveva essere per forza competitività, confusione, caos, difficoltà, cadute, risalite. E’ la storia di Gualdo. E’ la nostra.
Ora siamo anche pronti e idonei a pronunciare a testa alta una parola grande, importante, romantica, una parola che per usarla ci vogliono i titoli: Tradizione. Non si può parlare di tradizione dopo che celebri una festa da dieci anni. Dopo oltre trentacinque il discorso cambia. Non solo per un fatto temporale, ma soprattutto perché i protagonisti della Festa sono ormai coloro che sono cresciuti con essa.

Chi i Giochi li ha visti nascere e crescere prova sensazioni diverse da chi è cresciuto con loro. Non c’è nulla da fare. Esistono ormai persone che hanno i Giochi incollati al dna. Quindi ora abbiamo il mix giusto: “anziani” preparati e giovani maturi. Maturi e affidabili. Chi ha dato il via ai Giochi trentasei anni fa, mai si sarebbe immaginato che si sarebbe arrivati a un evento di tale portata. Mai avrebbe immaginato che un giorno, avrebbe visto i propri figli e nipoti disperarsi per una sconfitta o gioire fino alle lacrime per una vittoria della propria Porta. E quando arrivi a questo, quando arrivi ad emozionarti per dei semplici colori, per un’appartenenza, vuol dire che è fatta. E’ il campanilismo innocuo, quello bello, quello che ti fa sentire orgoglioso e strenuo difensore di una semplice bandiera.

Teniamoceli stretti. Se ce li teniamo stretti stretti, sono sicuro che fra cinquemila anni li avremo ancora qui i nostri Giochi. Ne avranno da raccontare tante, le nostre future generazioni, ma ce li avranno ancora. Perché noi mica molliamo mai! Abbiamo avuto una maestra formidabile che è la nostra storia. Io ho solo un desiderio: che la sollevazione popolare, l’unità di intenti che vedo quando si tratta di Giochi resti dentro di noi per sempre. Quando si tratterà di difenderli, ma anche quando si tratterà di difendere e sostenere una qualsiasi molecola di questa nostra splendida Città.

La storia non si cambia e il futuro per noi gualdesi sarà probabilmente ancora lo specchio e la conseguenza di quello che abbiamo passato nei secoli della nostra esistenza. Ma è la nostra storia. E’ quello che ci ha regalato il destino. Bisogna esserne orgogliosi. Sempre. Buoni Giochi, gualdesi!

© Marco Gubbini per Il Bussolo edizione 2014

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