La nostra America all’italiana

david m donniniPubblicato sul periodico Made in Gualdo n. 8 – giugno 2014

Se ci chiedono il nome di un’associazione di italo americani, noi, a Gualdo Tadino, diremmo senza esitazione la NIAF, il cui leader Frank Stella, era originario di Boschetto. Stella, purtroppo scomparso nel 2010, è stato più volte ospite nella nostra città e rimarrà nella mente di tutti come un gualdese molto orgoglioso delle sue origini.
Quello che invece la stragrande maggioranza dei gualdesi sicuramente non saprà è che la più grande organizzazione che racchiude gli italiani d’America, nonché la più antica, si chiama UNICO e fu fondata nel 1922 in Connecticut da un gruppo di 15 uomini guidati da Antonio Vastola.

Vastola era un medico trentatreenne nato in Italia, ma subito emigrato con i genitori negli Stati Uniti a 6 anni. Nel corso di una storia straordinaria – andatela a leggere nel sito unico.org – l’organizzazione non solo ha raccolto centinaia di migliaia di dollari per aiutare innumerevoli persone e associazioni di beneficenza, ma ha anche contribuito a mantenere ad un livello altissimo la storia e le tradizioni italiane negli Stati Uniti d’America. Il motto dei fondatori è stato da subito semplice e chiaro: gli italiani avrebbero rispettato e amato il loro paese d’adozione, senza dimenticare le tradizioni e la cultura di quello d’origine. Di solito questa è una ricetta vincente. Negli USA lo è sempre.
Andando a sbirciare il sito di Unico, balza all’occhio una parola che compare spesso: proud – orgoglio. Ed è sull’orgoglio di discendere dal popolo italico che si basa la linea dell’organizzazione. Il nome significa proprio… “unico” nel suo genere. I fondatori speravano che il resto della società americana venisse a conoscenza e comprendesse i contributi reali degli italoamericani al loro modo di vivere. Col tempo, UNICO divenne l’acronimo di Unity and Cortesy.

Adesso è arrivato il momento. Il momento in cui vi starete chiedendo che cosa c’entra, in questo giornale, la storia di un’associazione che non è la NIAF. C’entra. Perché presidente fino allo scorso anno è stato David M. Donnini. Originario di Gualdo Tadino!
Donnini ha assunto la leadership di UNICO National nel 2012, dopo aver fatto parte dell’organizzazione nelle sedi di Wilkes Barre, Pennsylvania e Los Angeles, California.

Chi è David Donnini? E’ la prima domanda che abbiamo fatto direttamente a lui, dopo averlo scovato nella città dove abita ora, Redondo Beach.
Sono cresciuto a Wilkes-Barre, in Pennsylvania. Lì ho frequentato il liceo e l’università. Ho lavorato nel settore dei saloni di bellezza per 13 anni. Nel 2005 mi sono trasferito in California, a Redondo, dove ho iniziato la carriera nel ramo immobiliare”.

Redondo Beach fa parte del gigantesco agglomerato urbano di Los Angeles, a sud ovest del centro della città e, come dice il nome, a ridosso dell’oceano Pacifico.
Attualmente sono broker con Re/Max Estate Properties, di cui sono stato un ‘top agent’ negli scorsi due anni, premiato anche tra i migliori 100 agenti. Siamo in 600!”.

Qual è la storia della famiglia Donnini? “Mio padre, Joseph Rocco Donnini, è nato a Wilkes-Barre. I suoi genitori erano Anyo e Rachele Donnini. Il cognome da nubile di mia nonna era Ciavarella. I nonni di mio padre erano di Gualdo Tadino”.

Chi conosce la Pennsylvania sa che Wilkes-Barre è poco più a sud di Scranton, praticamente un unico centro urbano che comprende, in mezzo, anche West Pittston, la città gemellata con Gualdo Tadino. C’è stato David a Gualdo Tadino. “Sì, nel 2003. Conobbi anche il sindaco, proprio per la particolarità del gemellaggio con la cittadina di West Pittston. In quell’occasione incontrai anche alcuni Donnini di Gualdo. Un momento emozionante, anche se il mio italiano di base non mi ha consentito di comunicare con loro come avrei voluto”.

Qual’è la mission di Unico National? “E’ la più grande organizzazione di servizio per gli italiani d’America. Il suo scopo primario è quello di promuovere la storia e il patrimonio culturale italiano. Raccogliamo fondi per svariate cause e promuoviamo anche borse di studio”.

Gli americani di origine italiane che vivono negli Stati Uniti sono ormai alla terza o quarta generazione. Esiste ancora l’identità, l’orgoglio italiano? “L’interesse per la cultura italiana è ancora forte. Dove troviamo difficoltà è nel far iscrivere i giovani alle nostre organizzazioni. Certamente quando ero bambino, l’orgoglio di essere italiano veniva molto più a galla. Specialmente nella zona della Pennsylvania dove io sono cresciuto e nella East Coast”.

Fu proprio in Pennsylvania che, all’inizio del XX secolo, si registrò la più grande ondata immigratoria dall’Italia, specialmente dall’Umbria e da Gualdo Tadino. Ecco spiegato il gemellaggio con West Pittston, terra di miniere di antracite. Quasi le stesse miniere, lì erano di carbone più volgare, che tanti gualdesi trovarono in Belgio e Lussemburgo. Sono proprio questi paesi del nord Europa ad essere oggetto, adesso, di un nuovo fenomeno migratorio causato dalla spaventosa crisi economica. E’ possibile il ripetersi del fenomeno anche negli Stati Uniti?
Sì. Vedo spesso ‘nuovi’ italiani emigrare negli USA, quasi un déjà vu. Ho un paio di amici di Napoli che da poco hanno aperto una fabbrica di mozzarelle. I posti di lavoro sono difficili da trovare, ma ce ne sono ancora. Specialmente a Los Angeles”.

David M. Donnini. Un’altra ‘scheggia’ gualdese della massiccia emigrazione degli anni ’20 del secolo scorso, che si è fatta onore nel Paese delle opportunità. Sia nel proprio lavoro, sia nel portare avanti la fierezza di essere italiano, pur con una discendenza lontana.
E’ questa la gente che ci piace. Gente che non perde occasione di specificare non solo di essere italiana, ma di avere le proprie radici a Gualdo Tadino. Con quell’orgoglio ormai raro che da noi, paradossalmente, viene spesso addirittura denigrato.

© Marco Gubbini 2014

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