Siate campanilisti!

fifa-world-cup-brazil-2014Siamo carichi a molla. Non potrebbe essere altrimenti. Non ci siamo potuti sottrarre a documentari, film e filmati dedicati ai Mondiali di calcio, con allegata lacrimuccia calante a loop nel rivedere il gol di Grosso alla Germania. Perché ce lo ricordiamo più di quello di Materazzi nella finale.
E poi questi, di Mondiali, càpitano a fagiolo. Giusto dopo il bagno di umiltà (e umiliazione) di quattro anni fa e già tanto lontani dalla favola del 2006. Insomma siamo di nuovo affamati di quelle emozioni.

Esiste una vasta letteratura, che definisce noi italiani come capaci di scoprire il senso di appartenenza solo in occasioni come questa.
Non è vero. Siamo belli vigili, ne sono sicuro. Vigili che sembrano dormienti, dei finti snob che dichiarano in ogni dove di essere cittadini del mondo (fa molto intellettuale), che bollano di campanilismo ogni accenno di disputa territoriale (altrui), di difesa delle tradizioni (altrui). Però se gli tocchi qualcosa di proprio, diventano difensori di stampo medievale tra i più feroci e strenui.

Non c’è mica niente di male. L’attaccamento alla propria città, alla Nazione, ai propri usi, costumi e tradizioni, se non sfocia in estremismi, è sempre un fatto non solo positivo, ma anche aromatizzante.
Alla vigilia dei Mondiali di Germania 2006 i giornali tedeschi furono di un offensivo al limite della legalità. Gli stessi Azzurri hanno sempre dichiarato che proprio quei giornali furono tra gli artefici del trionfo, dato che riuscirono a scatenare una rabbia agonistica senza precedenti.

Che cosa sarebbe stata Italia-Germania, la semifinale, senza campanilismo? Prendete quello stadio stracolmo di tedeschi, con un piccolissimo settore macchiato di tricolore. Prendete il gol di Fabio Grosso a due minuti dalla fine. Prendete tutto questo e spogliatelo dal senso di attaccamento alla propria comunità (termine dizionariesco del campanilismo). Che cosa ne resta? Semplicemente nulla. Applausi teatrali verso bei gesti tecnici. Denudate l’urlo di Grosso, quello che ci ha fatto piangere dalla gioia, dalla rivalità immortale italo teutonica. Fabio sarebbe andato a prendere la palla dal fondo della rete e poi avrebbe trotterellato verso il centrocampo tra le strette di mano dei compagni di squadra… e le congratulazioni dell’avversario.
Spogliate tutte le partite delle vostre pazze esultanze, dettate dall’antagonismo verso i tedeschi, dall’odio sportivo verso gli inglesi e i francesi, dalla rabbia-invidia che nutriamo verso gli spagnoli che negli anni ci hanno scippato il calcio più bello. Spogliatele e non rimarrebbe nulla, perché il calcio, lo sport, senza questo è semplicemente nulla.

Allora stasera siate i più campanilisti del mondo, da qui a mezzanotte trovate un motivo per odiare – un’ora e mezzo – gli inglesi. Poi, di seguito, gli altri. La vittoria sarà quanto di più inebriante. La sconfitta ci lascerà un senso di rivalsa che servirà per la gara seguente.
Forza Azzurri!

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