“La morte? Come il mare”

francesco-di-giacomoDue pensieri. Purtroppo tristi.
Il primo per una delle più belle voci della musica italiana, Francesco Di Giacomo. Per il ricordo dei brividi che mi dava il Banco del Mutuo Soccorso. Per i concerti visti, anche quelli di Gualdo Tadino. Il primo nel millenovecento-nonmiricordo alla discoteca Papillon. Lì lo intervistai, chiedendogli anche quello che chi intervista non dovrebbe mai chiedere: un autografo. Utilizzai un foglietto appoggiandolo sopra il portafogli. Con le sue manone, che stridevano con il dono che aveva ricevuto, quella voce dolce, incredibile, quasi da soprano, bucò sia il foglietto sia il portafogli!

Il secondo per una mia ex compagna di scuola a cui la vita ha dato meno di quel che si meritava. Succede, la vita è molto spesso avara e avida. A lei un regalo lo aveva anche fatto: nel periodo più magico dell’esistenza, quello della scuola, le aveva regalato una bellezza incantevole. E così la ricorderò sempre: come la più bella del liceo. Non è poco per una vita breve. Ciao Stefania

“La morte? La paragono al mare. Immenso e aperto” (F. Di Giacomo)

Il suo facebook…

1557302_10203073167568924_1383987423_oGualdo Tadino, 15 febbraio ore 10.30.
Primo tiepido sole. Prima tiepida passeggiata a San Guido.
“Oh giornali’, vedi de scrive per bene!”. La frase m’arriva soffusa, causa cuffie in testa. La Pipetta, classe 1929, è fermo lì, con la mitica 600 blu, all’incrocio tra la strada che sale a Valsorda e quella che scende verso i campi da tennis. Parcheggiata rigorosamente in direzione vista Gualdo.
“E vedi de dì dal collega tua (Casaglia, ndr), che Saltutti nell’81 nun ce giocava co la Pistoiese. Giocava a Gualdo. Capito?”.
M’avvicino. Ha le parole crociate in grembo. “Cioè, voglio dì, ma que ce vole? Mel domannate da me e io ve dico tutto. L’altra volta fora lo stadio, me facìa vedè co quel compiutere (l’iphone ndr). Ma que compiutere? Io c’ero!”.

Non è questa la magia. La magia è quando prende il piccolo borsello dal sedile. Lo gira e lo rigira, non trova la lampo. “Do diavolo è l’entrata? Ah, eccola”.
Dentro due cose: il portafogli e un piccolo album di fotografie.
“Guarda si te dico cazzate”. Apre l’album. Sgualcito, le tasche di plastica quasi tutte rotte e foto appiccicate che se cerchi di toglierle… addio.
E’ il suo smartphone quello. I suoi ricordi sono lì, i suoi amici anche. Di quelli che l’amicizia non glie l’hai dovuta chiedere, ma è nata guardandosi negli occhi e mai morirà. Neanche con la morte stessa.

Brividi… Foto di piazza Martiri degli anni 40, lui che suona la batteria, foto di gruppo ad una festa da ballo – “apò le donne che c’aìo”. Le ultime sono una decina di formazioni del Gualdo. Mica c’è Saltutti, era solo una scusa per aprirmi il suo Facebook.
Tra due foto c’è incastrato un foglio. Il tabellino di un Samb-Gualdo del 1938. “Era la coppa Italia. C’hon fatto dieci gol, ma io c’ero sa! C’aveo nove anni. Pensa che testi enno tutti morti ormai!”.

La nostra vita ormai è nelle memorie dei nostri telefoni. La sua è lì. Nella 600 con vista Gualdo e in quell’album.
“Que fae t’arvae?”. “Si, c’ho la macchina parcheggiata davanti la piscina”. ”Te saluto e vedi de scrive le cose per bene. Bona giornata”.
M’avvio. Dieci passi, faccio per rimettermi le cuffie nelle orecchie, ma: “Oh, la voe sapè na cosa? Sti monti s’enno abbassati!”.
Mi volto. ”Come, s’enno abbassati?”. Prende il bastone e scende spedito quei dieci metri che ci separano. Alza il bastone in direzione monte. “Guarda la chiesetta de Serrasanta. La vide? Mbeh, io enno 27 anni che me fermo di qui e te dico che prima nun se vedìa. Quindi enno i monti più bassi. Scrivelo, capito giornali’? Scrive che secondo la Pipetta i monti s’enno abbassati. E dì da quell’altro (Casaglia ndr), che nun c’è bisogno dei compiutere. Si vel dico io, voldì che è vero”

E come faccio a non farlo? Come faccio a non scriverlo? La Pipetta, 85 anni, non sa che imperversa la moda del “Sei nato a Gualdo se…”, ma direbbe: “lassate via co sti compiutere, ve la dico io Gualdo. Io c’ero, guardate ‘ste fotografie”. Perché Gualdo vive semplicemente in persone come queste.

Consigli per gli acquisti

oriOggi quaranta minuti di metropolitana, un’ora e mezzo di pullman e due ore e mezzo di aereo. Tutto ciò senza essere aggredito da noia o sonno, perchè questo tempo mi è servito per finire un libro che consiglio a chi cerca storie di vita, di giornalismo, di coraggio, di amore. Vita vera e vissuta, giornalismo come missione, coraggio come virtù imprenscindibile dell’essere umano e amore vero, quello che ti prende la testa oltre che il cuore.

Una delle più belle biografie che io abbia mai letto e non solo perché parla di una delle mie giornaliste e scrittrici preferite. Il libro di Cristina De Stefano – Oriana, Una Donna – deve essere letto da tutti, specialmente da quelli che non conoscono il vero giornalismo. Saper raccontare è un dono vero e leggendo questo libro, leggendo la storia di Oriana, vi accorgerete anche che i veri giornalisti sono quelli che non si limitano a riportare eventi. Li creano loro stessi.

Tutto questo è meravigliosamente arte.