A cavallo del primo rigo

lunaSe si potessero tirare cinque righe in cielo, in queste notti di plenilunio, la luna diventerebbe una nota musicale. E se la luna fosse una nota, sarebbe sicuramente un MI. A cavallo del primo rigo in basso.
Il MI è la terza nota e ha una frequenza di trecentotrenta hertz. Tre è il numero perfetto, così come è perfetta la luna nelle notti in cui comanda lei. Il MI è il primo accordo che impari con la chitarra. Premi due corde, due sole. Le suoni tutte e… sei un chitarrista.
Magia. Come la luna, che magica deve essere per forza, dato che “quando scende lei scolora il mondo”.

Tu e il microfono

Schermata 2015-07-26 alle 14.24.39pubblicato sul periodico Made in Gualdo n. 5 – settembre 2013

L’attore ha la platea, il calciatore lo stadio, il musicista il pubblico. ln radio, invece, sei tu e il microfono.
Dieci o centomila ascoltatori per te cambia poco. Sei tu e il microfono.

Trentotto anni fa.
A Londra nascevano i Sex Pistols, dando il via all’esplosione del fenomeno punk.
Gli Stati Uniti si ritiravano da Saigon mettendo la parola fine alla sanguinosa guerra del Vietnam.
In Italia il Partito Comunista avanzava fortemente alle elezioni amministrative di giugno.
Poco prima, Wess e Dori Ghezzi avevano spopolato a Canzonissima con la canzone “Un corpo e un anima”.
Lo stipendio medio di un operaio era di 154.000 lire, un caffè costava 120 lire e la benzina 300 lire al litro.
Trentotto anni fa a Gualdo Tadino nasceva una delle prime radio libere della nostra regione.

Dopo quasi quattro decenni tutto è cambiato. Il mondo, l’Italia, Gualdo.
Il punk è morto, il Pci pure. Il costo della vita è naturalmente diverso, mentre la canzone di Wess giace ancora negli scaffali di qualche appassionato. Si sa, la musica è immortale.

La quasi totalità delle emittenti italiane si è trasformata invece in “network”, macchine fredde pilotate dalle case discografiche che decidono le playlist in base a rigorose logiche di mercato.
In pratica gli stessi dieci pezzi girano dalla mattina alla sera.
Radio Tadino no, Lei è rimasta la stessa.
Rivoluzionaria, sfrontata, pazza, vera, libera. Ha perso degli amici, è vero. Capita a tutti coloro che posseggono tutte queste doti contemporaneamente, ma non si può non amarla, perché è uno dei simboli della gualdesità più autentica. Ed è sempre lì. A volte sembra l’ultimo giapponese, che non si rende conto che la guerra è finita e continua imperterrito nello svolgimento delle sue mansioni.
Ascoltandola ti sembra che il tempo si sia fermato, perché a Erreti, anche se ormai il computer ha preso il posto del vinile, il suono è ancora vintage come quello che usciva dai piatti Lenco della vecchia sede sotto i Salesiani.
A Erreti si possono ancora ascoltare i Led Zeppelin dopo un brano della Pausini.
A Erreti sono più di trenta anni che “diamo la linea al Carlo Angelo Luzi”.
A Erreti si può ammirare una collezione di vinile tra le più ricche d’Italia.
A Erreti è passata la storia della nostra città.

Radio Tadino è stato il bar, la piazza, la discoteca e il pub di tanti ragazzi uniti da una passione sfrenata. Mitiche le serate passate a condurre il Notturno fino a mezzanotte e poi ad ascoltare, fino all’alba, quelli che consideravamo i nostri maestri, gli irraggiungibili “mostri” di Rai Stereo Notte. Se i muri della Radio potessero parlare, racconterebbero storie di vita vera, amicizie e amori nati tra i 45 giri, ma alla velocità dei 78.

La radio sei tu e il microfono.
Siamo noi e quel microfono anche oggi nel 2013, nella nuova sede di Piazza San Francesco, in pieno centro, dopo trentotto anni. Dopo essere passati per la rimessa attrezzi in lamiera del 1975, per la ex lavanderia dei Salesiani del 1976 e per la sede di Via Biancospino del 1985.
Libera tra le pochissime radio libere e ancora simbolo della gualdesità più pura.
Il modo di fare radio è ancora quello della rimessa attrezzi, dell’ex lavanderia e dello studio del Biancospino.
Con lo stesso microfono e la stessa voglia di parlarci sopra, la stessa libertà di appoggiare la puntina sui dischi che vogliamo e non su quelli che vorrebbero, la stessa voglia di chiudere gli occhi e iniziare a parlare.
Liberi.

Un appello: non abbandoniamo Giancarlo e la sua-nostra-vostra creatura, non facciamo morire anche questo monumento.
E’ l’ultimo baluardo dell’informazione di una città che, paradossalmente, negli anni ’80 è stata un faro nel mondo mediatico ed ora è rimasta con in mano solo questo microfono.
E’ la nostra radio.
E’ la nostra storia.