“Quella notte è ancora nostra”

libri“Già t’hanno fatto il regalo?”. La voce del professor Frillici mi colse alle spalle, mentre inforcavo una Cagiva 125 Aletta Rossa, moto cult del momento. Erano passati all’incirca sette minuti dal mio orale di maturità, fuori dall’edificio a mattoncini rossi del Casimiri. Sarebbe stato l’ultimo anno anche per loro, per i mattoncini rossi. Beh, una volta fuori io, mi sembrava cosa buona e giusta un restyling del Liceo. Poi buono e giusto non risultò e, se la volete sapere tutta, ogni volta che passo lì, io quei mattoncini ancora li vedo.
“No prof, la moto è di mio fratello. Oggi me l’ha prestata. Io le odio le moto”. “Buona fortuna Gubbini”. “Buona fortuna anche a lei prof. E grazie di tutto”. Poi gas, per viale don Bosco. Non era obbligatorio neanche il casco e il vento in faccia rimane il ricordo più bello dell’inizio della mia vita adulta.
L’attimo in cui ti togli di dosso l’ansia infinita dell’esame di maturità, quell’istante che passa dal “grazie, può andare” a quando inizi a staccare il sedere dalla sedia, è uno dei momenti che ricorderai per sempre. Insieme alla notte prima degli esami.

Non fu solo l’ultimo anno dei mattoncini rossi, ma anche il primo in cui la notte prima degli esami divenne la Notte Prima degli Esami di Venditti. Fu la prima vigilia in cui le “notti-di-sogni-di-coppe-e-di-campioni, di-lacrime-e-preghiere” trovarono un sottofondo musicale destinato a rimanere per sempre la colonna sonora di tutti i fine-adolescenti italiani.
Ed è così che la ricordo, la mia notte prima: io e il mio amico Luca, reduci da dieci minuti di inutile ripasso, lunghi ad occhi in sù in un prato di Valsorda. Cielo mozzafiato, una vecchia Fiat 127, gli sportelli aperti e Venditti – primo in classifica proprio quell’estate – che ci caricava a molla.

Tema d’italiano disastroso (non ridete), compito di matematica devastante. Poi l’orale. Preso di petto, con uno schema 3-3-4. Perché in una gara di ritorno, che devi vincere per forza e con uno scarto di almeno due gol, o segni subito o vai fuori. Io segnai appena dopo il fischio dell’arbitro.
Mi misi seduto e salutai tutti con un “Good morning. I’m afraid”. Portavo inglese – allora le materie erano due e le potevi scegliere – quel mio approccio fece ridere tutti e quando li fai ridere è fatta.
Uscii vittorioso inforcando la Cagiva, io che odiavo le moto, ma che ero e sono estasiato dal loro abbinamento con la libertà. Lo consiglio a tutti: se potete, andate a fare l’orale con le due ruote. Poi lasciatevi stordire dal vento in faccia. Tutti, quel momento in cui vi lascerete alle spalle la porta del liceo, avrete una percezione infinita di libertà. Sarete convinti che la vita inizi da lì e che quella sensazione durerà per sempre.
Poi magari non sarà così. Ma voi in quel momento non lo saprete. Così come non lo sapevo io.

In bocca al lupo a tutti!