Jeunesse d’Esch, la Juventus di Lussemburgo

pubblicato sul periodico Made in Gualdo n. 3 – marzo 2013

Stadio JeunesseESCH SUR ALZETTE – Jhang Ceccotto ci riconosce da lontano e ci saluta con la mano, nonostante le nostre vite si incrocino per la prima volta qui, ad Esch sur Alzette, a sud del piccolo Granducato del Lussemburgo. Sessantaquattro anni portati magnificamente, Ceccotto è il direttore finanziario della Jeunesse d’Esch, 28 scudetti, 12 coppe del Lussemburgo, 22 partecipazioni alla Champions League e 9 tra Coppa delle Coppe e Europa League.

Come ve lo immaginate uno che si occupa delle finanze di una società? Ecco, Jhang è tutto il contrario. Una simpatia naturale e un modo di parlare che rivela quello che è veramente: un amante folle e passionale della Jeunesse.

Il luogo naturale dove incontrarsi con questo genere di persone è ovviamente solo uno. Ci apre il cancello ed entriamo con l’auto in quello che è il luogo sportivamente più blasonato dell’intero stato: lo stadio de la Frontiere, chiamato così per la vicinanza con la Francia, distante poche centinaia di metri. Superato il confine, ad appena venti chilometri da qui, nella cittadina di Jouef, nacque un certo Michel Platini che da giovane veniva spesso a giocare amichevoli proprio contro la Jeunesse.

Il campionato è fermo e il manto erboso è completamente coperto di neve. Mentre lasciamo le nostre impronte gualdesi sulla coltre bianca, Jhang ci racconta che Nello Saltutti mosse qui i primi passi da calciatore. “Andavamo insieme a portare i giornali per le scuole. Un giorno mi disse che sarebbe andato in Italia ad allenarsi col Milan. Ridevo e pensavo ai sogni da bambino. Invece era vero. Ricordo bene anche Nazzareno. Entrambi abitavano a cento metri da casa mia e dallo stadio

Siamo sotto le tribune innevate. Il discorso si sposta sulla Jeunesse. “Lo scorso campionato abbiamo avuto una media di 1300 spettatori a partita, con punte da 2000. La squadra che ci segue nella graduatoria delle presenze, ne ha meno della metà. Qui gli spettatori si identificano con i nostri giocatori, che sono praticamente tutti lussemburghesi. La Jeunesse rappresenta, da sempre, la nazione. Ora abbiamo cinque giocatori in Nazionale”.

Ci spostiamo nella sede sociale, che si trova sotto la tribuna coperta. Dentro ci accoglie la storia. Le gare di Champions sono testimoniate dalle locandine che parlano di Bayern, Liverpool, Real Madrid, Juventus, Ferencvaros, Panathinaikos e tante altre. Fotografie da brividi con Di Stefano, Puskas, Platini, Scirea.

BayernIl cuore di ogni stadio, lo spogliatoio. Le pareti sono cosparse di fogli riportanti frasi che a leggerle mettono la carica: ‘Fiero di portare questa maglia’ o ‘Tutto me stesso per la squadra’. “Sono i giocatori a stampare il tutto e ad attaccare le loro riflessioni nello spogliatoio – ci rivela Jhang –  Tutto serve per crescere e caricarsi prima di ogni match

L’ufficio della Jeunesse è una grande sala, anche questa tappezzata di articoli di giornale e trofei. L’ultimo è quello di finalista 2012 della Coppa di Lussemburgo. Una pagina dell’Equipe mostra una classifica e Jhang ci dice che è quella delle apparizioni in Coppa dei club europei. Non tiene conto dei risultati, ma solo delle presenze. Questa piccola squadra è 54°! Più di Aston Villa, AEK Atene, Leverkusen, Bordeaux, Paris Saint German e tante italiane come Roma e Fiorentina.
Lo sguardo corre verso il gagliardetto che ricorda la partita di Coppa dei Campioni contro la Juventus di Boniek e Platini del 18 settembre 1985. Era la prima gara dei bianconeri dopo la tragedia dell’Heysel e si giocò a porte chiuse. Un altro giornale titola a sei colonne “Jeunesse Dorée”, gioventù dorata. “Secondo le critiche dovevamo fare un campionato anonimo – ci spiega Jhang – e invece, con nove giovani del posto, siamo arrivati secondi in campionato e finalisti di Coppa”.

La Jeunesse dal 1949 in poi ha giocato sempre in serie A. Siamo la più grande squadra di tutto il Lussemburgo, con il palmares più grande. Noi contro le piccole squadre abbiamo più spettatori che le altre quando hanno una grande partita. I colori sociali? C’è chi dice che sia stato a causa della Juventus che fu scelto il bianco e nero”.

Gagliardetto JuveCi mettiamo seduti in fondo al grande tavolo dove nascono le decisioni più importanti. “Questo è il mio posto da quindici anni – sorride Jhang – Da noi c’è molta democrazia. Tutte le decisioni vengono prese di concerto dal comitato e questo per noi è sacrosanto. Nelle interviste il nostro presidente non dice mai ‘faremo questo’, ma ‘ci riuniremo e decideremo insieme’. Qui siamo tutti volontari. Andiamo circa una volta al mese con la società a mangiare da un nostro sponsor. Tutti i dirigenti pagano di tasca propria. Nessuno deve prendere un euro dalla Jeunesse. Qui si pagano solo i calciatori e gli allenatori. Non solo. Tutti noi dirigenti facciamo un abbonamento Vip di 250 euro, anche se ovviamente nessuno ci farebbe pagare l’ingresso allo stadio”.

La serie A del Lussemburgo è lontana anni luce da quella italiana. Qui partecipare alla massima serie ha un costo che si aggira intorno ai 700mila euro e in trasferta, salvo rare eccezioni dovute a motivi di sicurezza, giocatori e dirigenti ci vanno in auto. Gli occhi di Jhang s’illuminano quando affondano nei ricordi. “Sapete che Jeunesse – Real Madrid fu la prima partita trasmessa alla televisione lussemburghese? Io ero giovanissimo (era il 1959) e vidi il match in un bar di Esch. Eravamo andati in vantaggio due volte, 1-0 e 2-1. Poi finì 5-2 in favore degli spagnoli ma, pensate che fu la prima volta dopo tantissimi anni che quel Real Madrid, il più forte di tutti i tempi, per cinque volte consecutive campione d’Europa, andò in svantaggio in una partita di Coppa”.

Ora, con la nuova formula dei preliminari di Champions, le piccole realtà non sono più inserite con le teste di serie. “Peccato, si è perso il fascino. Inoltre a volte spendiamo tantissimo, come quando siamo andati in Moldavia o a Ljubljana con un volo charter. La UEFA ci rimborsa qualcosa, ma serve a malapena a pagarci il viaggio. Non puoi contare neanche su grandi incassi. Chi vuoi che venga dalla Moldavia a Esch a vedere una partita preliminare? Le spese sono enormi e facciamo 1000 spettatori. Con la Juve o il Real ne facevi 15 o 20mila”. Già. E la pelle d’oca nel vedere i tuoi colori sfidare i re del calcio? Dove la mettiamo?

Ceccotto

Jhang Ceccotto

Ad Esch non c’è solo la Jeunesse a fare la massima serie. C’è anche la Fola e se pensate che ci sia rivalità vi sbagliate. C’è n’è più di quanta possiate immaginare! “Per capire quanto antagonismo c’è dovete pensare che chi, durante le riunioni del direttivo, nomina la parola Fola deve pagare 5 euro di multa! Una volta, dopo che eravamo andati a vedere una partita nel loro stadio, un mio collega dirigente mi chiese ‘Indossi scarpe vecchie spero’. Chiesi perché e mi rispose che quando si calpesta quel terreno poi bisogna buttare via le scarpe”. I soldi delle multe vanno comunque in beneficenza ad un’associazione che si occupa di tumori infantili. Ora c’è l’intenzione, da parte del comune, di fare un nuovo stadio per tutte le squadre di Esch. Un impianto coperto da 4/5mila spettatori. “A noi dispiacerebbe molto. Sarebbe meglio migliorare questo di stadio. Qui c’è la nostra storia”.

Qual è la situazione attuale della Jeunesse? “In questo momento siamo terzi ad un punto dal Dudelange secondo e a cinque dalla Fola, prima (cinque euro di multa a Jhang!!). Il traguardo minimo è garantire la terza posizione per garantirci l’Europa, ma la classifica è corta e nulla è precluso. Abbiamo in rosa 25 giocatori, alcuni anche di origine italiana. Il settore giovanile? Qui iniziamo ad insegnare calcio dai 5 anni di età. Abbiamo circa 200 ragazzi targati Jeunesse. Investiamo molto in questo, perché il settore giovanile è vitale. La gente viene di più allo stadio se sa che giocano calciatori del posto. Ora in serie A abbiamo tre ragazzi provenienti dal nostro vivaio e siamo molto soddisfatti”.

La Jeunesse è una vera e propria leggenda in Lussemburgo. “Siamo una squadra molto invidiata. Tutti vogliono che la Jeunesse perda, ma poi tutti vogliono venire a giocare qui. Fin dai tempi di Barboni molti giocatori preferiscono guadagnare meno soldi da noi, piuttosto che andare da altre parti. La storia abita qui e il pubblico ce lo invidiano tutti”.

Riportiamo a Ceccotto i saluti di Nazzareno Saltutti. “La Jeunesse non dimentica nessuno dei suoi giocatori. C’è un motivo per cui tutti coloro che sono passati di qui dicono che è stato il periodo più bello della loro vita. Il motivo è che qui non sei un numero. Non lo sarai mai. Molto spesso vengono vecchi giocatori allo stadio. Lo diciamo allo speaker e lui li saluta pubblicamente. Potete dire a Nazzareno che se passa di qui, il microfono è pronto”.

© Marco Gubbini 2013

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