Pioverà, governo ladro

italia_a_pezziAssisto disgustato all’ennesima campagna elettorale delle promesse, ma ho smesso di interessarmi alla politica nazionale. Mi sento semplicemente impotente contro colossi della cialtroneria che hanno in mano l’Italia da sessantotto anni.

L’Italia ridotta come la peggiore realtà sudamericana. Corruzione ai massimi livelli, una burocrazia che istiga al terrorismo, una giustizia dai tempi biblici e regolari salti con l’asta per scavalcare le leggi. Un’Italia vecchia fatta di uomini vecchi. Faccio spesso l’esempio della SIAE, una delle associazioni a delinquere legalizzate con sede nel suolo italico, che ha eletto commissario straordinario un giovane di novantadue anni e che ha un debito di oltre un miliardo di euro. Il problema è che gli uomini che ora sono l’Italia, non sono vecchi solo anagraficamente.

Ora ci mancava anche Facebook per far sapere al mondo come siamo. Dopo sessantotto anni ancora ci tocca assistere allo scambio di battute del tipo “ricordati le leggi razziali”. “No, sei tu che devi ricordarti le foibe”. Magari la Lega oggi ci potrebbe ricordare che, con un politica immigratoria più attenta, si sarebbero potute evitare le guerre puniche. Bambini capricciosi che litigano, aiutati da un mezzo che Zuckerberg avrebbe sicuramente evitato di ideare, se solo avesse visto avanti. Non lo fanno neanche gli italiani, guardare avanti.

Il bello di questa campagna elettorale è che i partiti convenzionali hanno raggiunto un tale livello di isterismo da far diventare le promesse non programmi, ma ridicole prese per il culo, oltre a pericolosi mezzi di suicidio in caso di applicazione. Pensiamo a quella, non solo dell’abolizione dell’IMU, ma addirittura della sua restituzione. Un dramma per i Comuni, che ormai hanno finito i soldi anche per i Kleenex asciugalacrime.
Una destra che sta prendendo il vizio della sinistra: quello di considerare bue il popolo.

Un centro Montiano dalla faccia più tosta del Davide di Michelangelo. Un presidente del consiglio mai eletto da alcuno che ci rivela, improvvisamente, di un’Italia dai conti risanati. La massa di chierichetti che gli gira intorno che ci minaccia anche! Rivelandoci che i sacrifici fin qui fatti diventeranno inutili. Come se già non lo fossero e, soprattutto, come se dovessimo smettere di farli. I sacrifici degli italiani sono sacrifici infiniti. Come quelli di un pezzo di vita per comprarsi una casa e i sacrifici dell’altra metà della vita solo per regalarla ai figli.

Una sinistra come al solito priva di idee concrete, che mira a denigrare il nemico di turno (cioè, da una vita Berlusconi) invece che combatterlo con le armi delle proposte; in pratica il solito e desolante nulla. E il solito popolo bue.

Poi i partiti estremi, da sempre ricchi di idee teoriche, ma da sempre privi della praticità delle suddette idee. Attanagliati da una nostalgia infarcita da utopie, che non ha più neanche la colonna sonora degli anni ‘70.

Infine un Movimento con il quale la governabilità sarebbe un salto nel buio, perché, non scherziamo, di politica bisogna comunque un po’ saperne per guidare una nazione. Un Movimento che, comunque, ha dalla sua le piazze. Piazze desolatamente desertificate da tutte le altre coalizioni, vigliaccamente timorose di pomodori e uova in faccia. Però non mi puoi chiamare Dario Fo sul palco!! No, non puoi!

Si salva ancora la politica locale. E quando dico locale intendo cittadina. Lì c’è ancora spazio per l’agire personale e c’è ancora la possibilità e la soddisfazione di vedere il tuo operato tradotto in fatti concreti. Quindi consiglio ai giovani di dedicarsi alle proprie città e lasciar perdere le Camere e i Senati. Lì tanto non vi faranno mai entrare. Dovete aspettare di diventare vecchi e ingordi come loro. Iniziate a pensare, piuttosto che lasciar pensare gli altri (lo diceva De André, non io). Guardate che dedicandovi alle città, migliorandole, facendole vivere, migliorerete e farete vivere anche tutto quello che le circonda. Se smettete di fumare e pulite i polmoni, terrete in forma l’intero corpo.

Chi voterò io? Non lo so. Allo stato attuale nessuno mi merita. Probabilmente chi non taglierà la cultura, chi la incentiverà. Perché la conoscenza serve, fra l’altro, ad evitare gli errori fatti da altri e perché se il sole della cultura è basso, i nani possono sembrare giganti. Però mica lo so se lo trovo.

Ma tanto ci penserà il popolo. Quello che alle varie primarie ha scelto ancora il vecchio. Non solo dal punto di vista anagrafico. Quindi di che vogliamo parlare? Un popolo anche lui corrotto, stanco e canuto, che domenica e lunedì non potrà far nulla se non continuare a scegliere i vecchi già scelti qualche mese fa. Un popolo che si meriterà chiunque verrà chiamato a governare questa Italia. Un popolo che da martedì rivedrà piovere. Governo ladro.

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