Fly On… Little Wing

Little WingOre 2.10, interno letto. Nella fase in cui ai muscoli concedi il rompete le righe dopo una giornata pesante dal punto di vista fisico, ma leggera come tutte quelle in cui ti immergi nella musica. Bella invenzione sì, la musica. Chissà chi sarà stato il primo ad accorgersi che la vibrazione di un qualsiasi elemento inorganico riusciva a far vibrare tutto quello che di organico abbiamo dentro. Una bella serata di musica, che come al solito già mi manca. Come quando torni da una vacanza. Come quando ti manca una persona.

Ore 2.13, interno letto. Con la cuffia in testa ad ascoltare noi che suoniamo tre ore fa. Siete mai saliti su un palco? Avete mai suonato su un palco? Se la risposta è sì, vi è mai capitato di entrare dentro una canzone quasi come fosse lei a suonare voi? A me è capitato due volte. La prima l’anno scorso, in una serata estiva con le mille luci di una piazza e con mille cuori che ricordavano il mio amico Gian Luca. Era successo qualcosa di magico quella sera. Lo so per certo, perché dopo ce lo siamo raccontati a vicenda una volta scesi da quel palco. Era stato come se ogni musicista avesse avuto accanto ‘qualcuno’. Tre ore fa è successo di nuovo. Siamo stati rapiti e ‘suonati’ dalle note di Little Wing. E con noi c’era qualcun’altro. Sicuro. Sicuro anche che ognuno dei gruppi che hanno diviso il palco con noi hanno avuto, lì sopra, ‘compagnia’. C’era, si sentiva, l’abbiamo visto.

Quando si provano delle emozioni così forti, devi essere solo grato. E allora voglio ringraziare tutti i ragazzi, che mi hanno fatto vivere un’altra chilata di emozioni, in aggiunta a tutte le altre della mia vita. Grazie a Marzia Stella Yousif, che ha il dono della scrittura e quello di una sensibilità innata. Uniti insieme, fanno grande una persona. E solo una grande persona sarebbe riuscita a leggere quella delizia di lettera, così bene come l’ha fatto lei. Però, Marzia, hai barato, perché non eri mica sola, lì sotto i riflettori!
Grazie a tutti i ragazzi che hanno suonato in memoria del loro amico, che da stasera è anche mio amico. Qualche chitarra sarà stata anche scordata, ma dentro… dentro erano la melodia più bella che c’è. Anche loro hanno barato, perché sono stati aiutati, lì sulla ribalta.
Grazie al mio fratellone Francesco Fioriti, che adesso, alle 2.21 ho in cuffia e mi sta facendo venire di nuovo la pelle d’oca con un assolo che è sembrato far volare il palco. Ho un tatuaggio sul braccio, otto note di un brano per me particolare. Vi giuro che mentre suonavo e ascoltavo quel sax vibrare al mio fianco l’ho guardato, perché mi sembrava che quelle note stessero danzando.

Grazie alla Musica, che ha un concetto di amicizia e fratellanza molto più forte e vasto di quello che abbiamo noi umani.
Grazie ai genitori di Gabriele, perché ci hanno regalato un musicista. Suonate, cantate, ascoltate musica. In ogni momento della vostra vita. Solo così riuscirete a superare momenti terribili come quello che state vivendo adesso. Io non conoscevo Gabriele e può essere facile cadere nello scontato, ricordandolo. Non sapevo che carattere aveva, come parlava, come pensava. L’unico nostro contatto è stato, guarda caso, su un palco per regolare un amplificatore. Il giorno dopo ho ricevuto la richiesta d’amicizia su Facebook. Stop, finita qui.
Adesso lo so com’è Gabriele. Lo so, perché c’è una parte del nostro corpo che non mente mai ed è lo specchio della nostra anima. Sono gli occhi. Quello che vogliamo essere lo possiamo esternare con un gesto, una parola, ma quello che siamo, negli occhi si leggerà sempre.
E li avete visti, voi che non lo conoscevate come me, gli occhi di Gabriele in quelle foto? Avete visto come sorrideva? Una persona con quel sorriso non poteva non essere uno con una marcia in più. E non mi meraviglia che ieri sera Gabriele abbia riempito un teatro. Non l’ha riempito solo perché ventenne tra ventenni sbalorditi, che si credevano immortali fino a un mese fa. L’ha riempito per quello che era. Non lo riempi un teatro se nella tua vita non ti sei meritato l’affetto, l’amicizia e il rispetto delle persone che il destino ti ha regalato. Affetto, amicizia e rispetto, in questa avventura che è la vita, te li devi conquistare. Riuscissi ora a comunicare con lui, gli direi solo una cosa: di essere orgoglioso dei suoi amici e quindi di sé stesso, perché questa amicizia è solo il frutto di quello che è stato il suo modo di esistere.

Ore 2.25. Interno letto. Queste righe le pubblico domattina. Ora solo un breve rewind di Little Wing, perché mi sembra di vederlo veramente… walking through the clouds with a circus mind that’s running wild. Buonanotte Gab (ora siamo amici, posso usare il diminutivo).

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