L’ultima rovesciata

articolo pubblicato sul periodico Made in Gualdo n. 1 – ottobre 2012

Nello SaltuttiLe persone diventano personaggi quando riescono a lasciare un segno universale della loro esistenza. Nello Saltutti lo ha fatto non soltanto in vita, ma, come una pennellata finale, anche nella data in cui ci ha lasciati. Quel sabato era infatti l’ultimo di settembre e l’ultimo sabato di quel mese la sua Gualdo era immersa, come sempre, nella festa più importante.
Nello aveva soltanto cinquantasei anni. Alle spalle una splendida carriera da calciatore e in testa mille dubbi che lo tormentavano. Dubbi che, probabilmente, nel momento in cui se ne è andato, sono divenuti certezze.

Sono passati nove anni dalla scomparsa dell’atleta che più di ogni altro ha portato il nome di Gualdo in giro per l’Italia. In ogni città di cui ha indossato la maglia – e parliamo di Milano (Milan), Foggia, Firenze, Genova (Sampdoria), Pistoia e Rimini – Nello ha sempre parlato fieramente delle sue origini gualdesi. Senza paura e senza nascondersi dietro il vago “vengo dalla provincia di Perugia” con cui inspiegabilmente troppi si identificano.
Era un uomo vero Nello. Schietto e senza paura. Nella sua prima apparizione alla Domenica Sportiva, dopo il debutto con gol in maglia Milan, disse ad Enzo Tortora: “Sorpreso io? Guardi che sono abituato a far gol”. Ovviamente tutto ciò gli causò un calcio nel culo da parte dell’allenatore, che lo accusò di essere un presuntuoso – aveva appena ventitré anni – e gli promise di non farlo più giocare. Ben più pesante sarebbe stata la “pena” per aver denunciato il doping in molteplici occasioni, dopo aver visto morire tanti suoi amici ex compagni di squadra. Una pena di quelle senza appello. Non arrivata da mano umana, ma direttamente dall’alto.
Nello era così sincero che non ebbe paura neanche nel dissacrare – passateci questo termine – una delle imprese più epiche della sua carriera: il gol al Manchester United con la Fiorentina che gli valse l’appellativo di “levriero italiano” da parte dei giornali britannici. “La sera prima ci avevano fatto bere uno strano caffè” dichiarò nell’ultima intervista. I dubbi su quei caffè, su quelle strane bibite lo hanno tormentato fino alla fine. Quella sera Nello corse come non mai e collegò quasi subito il fatto all’assunzione di quelle bevande.

Ripercorriamola, in breve, la vita di Nello Saltutti. Soprattutto per le nuove generazioni, quelle che non hanno mai conosciuto il calcio degli anni ‘70. Il calcio delle foto in bianco e nero con un milione di teste sugli spalti, quello degli stadi stracolmi per una amichevole della Nazionale, quello di Novantesimo Minuto. Dell’esordio in A abbiamo detto. Un gol al Bologna e via diritto negli studi de La Domenica Sportiva. Con la maglia rossonera gioca ancora tre anni, poi scende di una categoria “a farsi le ossa”. Per modo di dire.
Lecco, tre anni a Foggia dove torna in serie A. Quindi tre anni di Fiorentina, due di Sampdoria, uno di Pistoiese e, l’ultimo nel calcio professionistico, col Rimini. Qui un’altra pennellata della sua vita. Segna una rete stupenda con il gesto più bello che un attaccante possa fare: la rovesciata. Indovinate a chi? Al Milan con cui aveva iniziato la carriera professionistica. E via in copertina sul Guerin Sportivo, quasi come Parola, che con la sua di rovesciata s’era conquistato la bustina delle figurine Panini. Averla fatta trent’anni prima! Il suo score è impressionante: 522 partite tra serie A e B e 155 gol. Una coppa Italia con la Fiorentina nel 1975.
A trentasette anni, Nello decide di tornare nella sua Gualdo e ne sposa i colori biancorossi come allenatore-giocatore. Negli anni ‘90 assiste alla malattia di tanti suoi ex compagni di squadra. Qualcuno muore. Beatrice, Ferrante, Longoni. E allora ripensa a quei strani caffè. Non sta fermo Nello. Non è nel suo carattere. Chiede di essere ascoltato dal PM Guariniello, che intanto aveva aperto un’inchiesta. Denuncia tutto.

Arriva di nuovo la notorietà. Stavolta triste, non cercata e non voluta. Nello torna nelle tv nazionali e nei libri dedicati allo scandalo doping degli anni ’70. Poi se ne va. In punta di piedi? No, ma non per immodestia. Per fare rumore nel silenzio in cui l’inchiesta era piombata. Infatti tutti i titoli dei giornali collegano la sua morte a quelle dei suoi ex compagni. Ritornano le trasmissioni sul doping.
Ora è di nuovo silenzio, attendendo di ripartire con la prossima morte. Secondo lo stile italico. Non si farà mai luce sulla vicenda, ma quello che è sicuro è che Nello Saltutti ne è stato una vittima. Ora si vendono le partite, sporcando il calcio. Nello fece di tutto, con le sue denunce, per pulirlo da una piaga ben più grave. Allora ecco che, sì il gol al Bologna, sì quello da copertina al Milan, ma l’ultima rovesciata, anche se fatale, è stata la più importante.

© Marco Gubbini 2012

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