Comunanza non è arroganza

Premetto di essere seriamente interessato e di seguire con occhio vigile il processo di ricostituzione della Comunanza Agraria dell’Appennino Gualdese. Ed è una premessa importante.

Non ho potuto partecipare all’assemblea svoltasi la sera del venti aprile per impegni personali, ma non avrei avuto difficoltà nel pagare i cinque euro richiesti. A ripensarci si fa sempre in tempo e la cifra non è di quelle che ti mandano sul lastrico. Quello che mi ha spinto a scrivere queste due righe è il tono della risposta data alla consigliera comunale Patrizia Vagnarelli da parte di Danilo Remigi, neo consigliere ad interim della Comunanza. Anche qualche contenuto, ma principalmente il tono. Niente di personale mi lega alla signora Vagnarelli, se non comuni incontri politici intorno allo stesso tavolo tra le forze di maggioranza, ma non ho timore di dichiararmi solidale con lei, non tanto per quello che ha scritto, ma per come le è stato risposto.

E’ l’incipit che mi ha colpito, quel dichiarare di aver scritto tutto con il sorriso sulle labbra. Se si volevano puntualizzare, dimostrare e correggere gli errori, evidentemente presenti, nella missiva della Vagnarelli lo si doveva fare, secondo me, nel rispetto della persona innanzitutto. Rispondere ridendo non è rispondere, ma irridere. E tra i sinonimi del verbo irridere c’è anche “prendere per il culo”. L’ironia in uno scritto fa parte della fantastica arte dello scrivere, ma la penna fatta arroganza rientra in un campo che di artistico ha ben poco.

Altri riferimenti: i dubbi sulle capacità conoscitive, sulla scarsa produzione di idee e sulla mancanza di competenze sono di cattivo gusto e non supportati dalla conoscenza, dichiarata, della persona. Avrei usato un modo più educato e senza sottigliezze inutili. Invece, così com’è, la missiva di risposta è paragonabile all’entrata a gamba tesa con cui lo stesso Remigi ha criticato la lettera della Vagnarelli. In pratica un fallo di reazione, che sempre fallo è. Non ho poi capito il riferimento all’”onda lunga di quanto contenuto nella Tavole Eugubine”. Temo la gogna, ma confido nella clemenza. Prego e sono in ansia perciò, per una risposta privata che mi toglierebbe dall’imbarazzo di un pubblico ludibrio.

Irrispettoso della persona anche l’aver dato per certo che la Vagnarelli non conoscesse il significato della parola ’enfiteusi’. Anche se è un termine che nell’intero arco della nostra esistenza useremo al massimo zerovirgoladue volte, non penso che Patrizia, dopo varie riunioni sul tema a cui ho partecipato anch’io, non ne conosca il significato. Più facile comunque scambiare l’enfiteusi per una malattia polmonare piuttosto che per quello che è, cioè un diritto reale di origine medioevale e quasi completamente in disuso. Confesso di essere io stesso ricorso al più grande Santo Patrono che la storia abbia mai avuto, San Wikipedia, la sera stessa di un incontro avuto in comune sull’argomento Comunanza. Il tutto è sicuramente meno condannabile, e meno consono ad una certa ironia, dei politici che confondono l’anno della scoperta dell’America, con quello della Rivoluzione Francese.

Riguardo al contenuto della lettera di Patrizia Vagnarelli sono concorde in molti punti con Danilo Remigi e ho notato anch’io certe inesattezze, anche se a volte si tratta di opinioni, sulle quali l’ironia è lo stesso fuori luogo. Ci sono comunque passi a cui forse valeva la pena rispondere con chiarimenti, piuttosto che prendere in giro con la complicità di allusioni o metafore.
Ho scritto sopra che non avrei avuto difficoltà nel pagare i 5 euro, ma sarei stato e sono comunque critico sui tempi. Nel senso che avrei preferito assistere all’assemblea e decidere alla fine se condividerne gli obiettivi iscrivendomi e proseguendo nell’elezione del consiglio. Perché la sottile distinzione tra assemblea e convegno che Remigi ha fatto è sì vera, ma è chiaro che il venti aprile ci si trovava davanti ad una situazione anomala, dato che gli aventi diritto all’assemblea sono stati legittimati con pagamento e autocertificazione il giorno stesso e fuori la porta. Chi aveva avuto la fortuna di partecipare a precedenti incontri sarà arrivato colto e istruito, ma tutti gli altri avrebbero dovuto avere la possibilità di rendersi conto di dove andavano a finire i soldi che portavano in tasca. Tanto più che i recenti dubbi espressi dall’Amministrazione, potrebbero essere stati anche gli stessi dei potenziali partecipanti. Oltretutto da cittadino avevo letto del valore giuridico nullo dell’assemblea decretato dalla Regione e siccome, fino a prova contraria istituzioni come la Regione o il Comune non sono Lucifero in Terra, sarebbe stato carino permettere l’ingresso a tutti, cercare di fugare ogni dubbio sul valore e la legittimità dell’iniziativa e conseguentemente passare al ritiro dei soldi. Dopodiché aspettare l’uscita dei non interessati e procedere all’assemblea con l’elezione democratica del consiglio provvisorio.

Sulla gaffe della Comunanza Agraria scambiata per il Comitato Pro Acqua, anch’io inizialmente ho riso e anch’io senza paresi, ma simpaticamente. Perché trattasi di ‘lapsus calami’ e, come in tutti i tipi di lapsus, la casualità è solo apparenza. Questo perché, dopo aver letto i nomi dei neo consiglieri eletti e conoscendo quelli dei componenti del comitato Pro Acqua mi è venuto in mente un esempio. E’ come se io vedessi Del Piero, Matri, Vidal, Buffon e Chiellini giocare a calcio all’oratorio con la maglia dei Boy Scout. Mi verrebbe da dire: “Toh, c’è la Juventus ai salesiani”. Arriva uno, mi da uno scappellotto ridendo e mi dice “Rido perché la tua ignoranza è motivo di vergogna” (!!??!).
Tornando seri, qui comunque una lancia a favore di Patrizia Vagnarelli e della sua presunta gaffe, va certamente spezzata, dato che in una nota stampa pubblicata anche dall’Allegra Combriccola il quindici novembre dello scorso anno, si parlava del Comitato Pro Acqua come dell’organizzazione che “ha avviato, sostenuto ed appoggiato l’intero percorso”. Forse anche corretto quindi parlare di assemblea organizzata dallo stesso Comitato, dato che alle 20.59 del ventuno aprile, il ripristino della Comunanza non era ancora avvenuto. Come è incorretta, alla luce di quanto era scritto lo scorso novembre, la nota odierna del Comitato Pro Acqua che afferma di non essere il promotore dell’iniziativa di riattivazione della Comunanza. Chi a novembre “avviava il percorso” non può non essere considerato il “promotore” dello stesso. E mica c’è niente di male! Anzi, fa onore al Comitato.
A parte le battute e l’ironia di cui non voglio, perché non posso, essere maestro, mi ha colpito questo modo di porsi non solo davanti a Patrizia Vagnarelli, ma anche a tutti coloro, io ne sono stato testimone, che stanno studiando non il modo per uccidere di nuovo la Comunanza, ma i vantaggi o gli svantaggi, di qualsiasi tipologia, che la sua ricostituzione potrebbe arrecare all’intera comunità gualdese.

Giuro e stragiuro, chi mi conosce lo sa (anche alcuni amici del Comitato… ops della Comunanza), di essere molto interessato all’argomento, così come tutti quelli che riguardano la mia Gualdo, ma di essere contrario ad una certa arroganza che ho letto qua e là nei vari comunicati. Confido quindi in un abbassamento dei toni, da entrambi le parti, perché un argomento del genere merita l’attenzione e lo studio sereno di tutti. Invito, da cittadino, gli altri cittadini a leggere, interessarsi della questione rivolgendosi sia al neo direttivo della Comunanza, sia all’Amministrazione che sta seguendo la cosa con l’attenzione dovuta. Dell’impegno della prima sono sicuro, di quello della seconda ne sono testimone oculare e quindi penso che nessuno possa ammettere il contrario senza essere nel torto. So bene che un tono alto può portare ad una risposta della stessa tonalità, ma spero che alla fine sia una melodia condivisa da tutti. Qualsiasi essa sia. Se per la comunità gualdese c’è la possibilità di un ritorno economico ed ambientale ben venga qualsiasi strada da percorrere.

La mia opinione personale in merito è quella che bisognerebbe dare comunque ai sedicimila cittadini gualdesi la possibilità di decidere, magari con un referendum. Decidere se affidare la gestione della propria montagna, in ogni caso Nostra, ad un istituto, quindi ad uomini diversi da quelli che abbiamo scelto in sede elettorale. Se questo è un bene per Gualdo io sono pronto a votare si. Ma voglio essere convinto e corretto nei miei errori con intelligenza, calma e serietà. Senza ironici sorrisi.

Un’ultima considerazione: la Vagnarelli invita tutti “i cittadini a riflettere, perché non si facciano abbindolare da quei pochi che vorrebbero gestire la proprietà di molti”. Remigi dice di concordare con questa affermazione, facendo trapelare che per lui “i pochi” non sono gli stessi intesi dalla Vagnarelli. Io dico che c’è però una differenza fondamentale. I pochi della Vagnarelli sono in effetti tali, quelli invece che intende Remigi hanno una particolarità: sono stati eletti democraticamente da tutti i cittadini gualdesi per affidargli la gestione della cosa pubblica. Una particolarità piccola? Insignificante? Sicuramente non fa ridere. Neanche con una paresi.

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