Benedetto campanilismo!

La risposta ad  una lettera pubblicata sul mensile “Il Nuovo Serrasanta”. Per leggere quanto successo prima, indispensabile per comprendere quanto scritto sotto, andate alla fine di questo articolo e leggete L’ANTEFATTO

Come la devo chiamare? Signora anonima? Signora Nessuno? Signora e basta? Difficile parlare con una persona di cui non sai il nome. Non che cambi molto, non conoscendola di persona, ma un nome è pur sempre un riferimento. Ho deciso: la chiamerò eugubina. Una delle doti di uno scrittore è quella di saper creare un crescendo. Lei ci è riuscita perfettamente. Leggere la sua lettera mi ha portato ad un crescendo di sensazioni. Dapprima triste accondiscendenza, poi stupore e infine una sorta di disgusto. Allora penso che le offese contenute nella missiva, condite da affermazioni anche storicamente false, rendano obbligatorie alcune riflessioni. Le scrivo non solo come collaboratore di questo giornale. Lei ha toccato vari argomenti fra cui il Gualdo Calcio di cui mi onoro di far parte dell’ufficio stampa; le tv private, dove ho lavorato per anni; la ceramica, che ho respirato fin da bambino, essendo figlio di una persona che fece della ceramica la sua vita.

Le scrivo soprattutto però da cittadino gualdese, orgoglioso di essere tale e convinto di non vivere affatto in una città né squallida, né grigia, né opaca come lei l’ha incredibilmente definita. Innanzitutto grazie da parte mia: per essere lettrice di questo mensile e per aver confermato quello che penso da secoli e cioè che il morbo dell’onnipotenza ha ormai invaso tutto il territorio al di là del Chiascio. L’affermazione di “città più bella del mondo” è frutto di tale delirio e può far paio con “l’albero più grande del mondo” o le “battute più simpatiche del mondo”, “la crescia più buona del mondo”, la “piazza più bella del mondo” e altre migliaia di affermazioni simili che si sentono o, peggio, si leggono sui giornali. Di città ne ho girate tante e, mi creda, tutte hanno la loro peculiarità, le loro bellezze. Non esiste la città più bella del mondo. Così come non esiste il quadro più bello del mondo. Mi dispiace farle questa rivelazione, cara eugubina, ma è vera per la legge della soggettività.
Comunque, quello che le contesto non è tanto la sostanza.

Quanto da lei riportato, e cioè che gli eugubini hanno in sé quell’unità di intenti che a Gualdo manca, è vero; anche se ovviamente non può essere una regola. Per quanto riguarda la mia persona non è così per esempio. Quello che le contesto è la forma. Parla di “becero campanilismo” riferito all’articolo di Carlo Catanossi e non si accorge di aver scritto una lettera straboccante di campanilismo che non definirei solo becero, ma anche cattivo. E glie lo dice uno convinto che nel campanilismo ci sia una parte positiva.
Non voglio scendere troppo nei particolari, la sua lettera sarebbe facilmente smontabile riga per riga; qui non c’è spazio e io non ho troppa voglia di scendere a livelli troppo bassi. Dico solo di essere ben felice di vivere in una comunità che, al contrario della sua, non ha mai usato “maneggi nell’ombra al limite della regolarità” (l’ha scritto lei).
Le rivelo poi, si tenga forte sulla sedia, che Gualdo Tadino non è affatto un ”paese azzerato”, ma una realtà viva, vegeta e culturalmente all’avanguardia. Pensi che la nostra città ha musei stupendi (li ha mai visitati?) e sta per ampliare l’offerta culturale con un teatro, il Talìa, che sarà un piccolo gioiello. Con Casa Cajani che diventerà un museo della ceramica e archeologico. Infine con il museo Rubboli, che sarà il fiore all’occhiello di un’intera Regione e quindi anche il suo.

Vede, eugubina, non solo nel nostro squallore sappiamo sorridere, vivere, scrivere, ma ci sforziamo anche di mantenere vive le nostre tradizioni e di tramandarle ai posteri, che non saranno ovviamente i posteri più bellissimissimi del mondo, come quelli eugubini, ma sapranno apprezzare.
E’ falsa, e basterebbe questo a stracciare la sua lettera, l’affermazione che non siamo più annoverati tra i centri ceramici umbri. E poi pensi che mentre i suoi avi erano intenti ad incidere le tavole eugubine con in mente i gualdesi (già da allora), a Gualdo Tadino già si produceva ceramica. Le fornaci del sito archeologico di Colle Mori ne sono testimonianza. Lo sa che Caiger Smith, il più grande esperto mondiale di ceramica a lustro inserisce Gualdo Tadino nella storia della ceramica italiana? E lo sa che ha confermato che i forni a muffola dell’opificio Rubboli sono l’unica testimonianza risalente al XIX rimasta nel mondo? E lo sa, eugubina, che si sta lavorando per inserire le muffole nel patrimonio dell’Unesco? Ma come si fa ad azzerare in maniera così volgare, come ha fatto lei, la nostra tradizione ceramica?
Mastro Giorgio? Un grandissimo, che ha prodotto una grandissima scuola. La sa una cosa? Non era di Gubbio, ma di un paesino del lago Maggiore. Così come non è di Gubbio la famiglia che permette la sopravvivenza della tv che a suo dire si è “mangiata” le nostre (non è così, mia giovane eugubina e se vuole le racconto in privato la storia di Rete7 e di GualdoTV23) e quella della serie B di calcio.

Ecco, vede, siamo arrivati al calcio. Lei, eugubina, sa poco di calcio. E’ superficiale. Dovrebbe sapere che la categoria conta meno di zero quando ti senti orgoglioso della maglia che indossi e della città che rappresenti. Vengo proprio ora dallo stadio, anche questa una realtà viva e vegeta. Oggi tra prima squadra e settore giovanile c’era il vociare di un centinaio di ragazzi tra campo e spogliatoio. Il Gualdo Calcio non “annaspa”, come lei scrive, il Gualdo Calcio vive, nutrito da forze fieramente gualdesi. Così come vive questa nostra Città, MAI aiutata da forestieri generosi come la sua, ma che ha sempre conquistato tutto con le proprie forze e mai facendo “maneggi nell’ombra” o “contro la legge”.

In questo Gubbio sarà sempre dietro.

Sorvolo sulla classifica dei Santi. Le ha già risposto Catanossi in maniera esauriente. Sorvolo anche su farneticazioni del tipo “a Gualdo si produrrà solo ceramica Mastro Giorgio”, o sul fatto che “l’ospedale è di Gubbio e non di Gualdo”. Oppure sullo scambiare per “caparbietà” fare le cose “contro legge”. O sulla gara fra i ceri e i Giochi de le Porte sui quali “preferisce sorvolare” non adducendo però motivazioni di alcuno spessore. Sono tutte frasi che ha scritto lei, ma che sembrano francamente opera di una bambina dell’asilo piuttosto che da una quasi trentenne quale ha dichiarato di essere.

Concludo consigliandole una cosa: partecipi un po’ alla nostra vita sociale. Si renderà conto che esistono gualdesi che si danno da fare per far diventare questa città sempre più bella, gualdesi lontani a cui questa città manca da morire. Gualdesi che lei ha offeso. Se a lei può far piacere sarò ben lieto di accompagnarla un giorno a spiegarle Gualdo. A fargliela vedere. Lei non l’ha mai vista se non dalle finestre del suo posto di lavoro.
Mi piacerebbe farle vedere le nostre montagne in autunno, in inverno, in primavera e in estate. Non dico che sono le più belle del mondo. Non mi azzarderei mai. Forse lo penso, ma non lo dico. Mi creda, eugubina, Gualdo glie l’hanno raccontata, ma glie l’hanno raccontata sbagliata. Magari potremo parlare davanti un piatto tipico della nostra città, anche se lei con Gualdo, e questo l’ha dimenticato di scriverlo, ci mangia già!

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L’ANTEFATTO
(da Il nuovo Serrasanta di agosto):


Controcanto (di Carlo Catanossi)
Non festeggerò sant’Ubaldo. Né oggi né mai! 

Quando si sentono i boatos i movimenti ci sono già stati. È un po’ l’aggiornamento del detto dei nostri vecchi (quanno bonne da qualche parte pioe) ma la sostanza è la stessa. Nel caso delle questioni che tirano in ballo il Vaticano il fenomeno è ancora più marcato. Andiamo dunque in ordine. Si sente dire che si voglia mettere mano nuovamente all’assetto della nostra Diocesi.
Questa volta tutto nascerebbe dalla consapevolezza di aver fatto un errore di sottovalutazione: si è lasciata sopravvivere,vent’anni fa, la Diocesi di Gubbio che è una realtà inconsistente, superata dal tempo e dalla logica, con problemi di sottodimensionamento che oggi impressionerebbero chiunque figuriamoci dunque una realtà come la Chiesa Cattolica. In effetti quando tutte le altre Diocesi dell’Umbria persero le zone ubicate in altre Regioni (basti pensare a Città di Castello che perse le parrocchie marchigiane o alla nostra gloriosa Diocesi di Nocera e Gualdo che dovette “cedere” quasi la metà del suo territorio con Sassoferrato, le parrocchie della montagna fabrianese, il comune di Sefro, ecc.) la Diocesi di Gubbio conservò (grazie ai santi in paradiso- e la “p” minuscola non è un errore) le sue parrocchie marchigiane di Cantiano e, soprattutto la periferica grande città di Umbertide che ormai fa quasi un tutt’uno con Città di Castello ma si trova nel territorio ecclesiastico di Gubbio.
Percepita dunque la difficoltà odierna si tenterebbe di correre ai ripari e quale migliore rimedio che fare acquisizioni sul mercato? Sfasciamo la diocesi di Assisi-Nocera e Gualdo, si sarà detto qualcuno, così ne diamo un pezzo a Foligno, la ingrandiamo e la rendiamo reale (questa Diocesi comprende oggi solo il comune principale ed i piccoli Spello e Valtopina) senza andare a toccare il vero problema che è la longobarda archidiocesi di Spoleto (così è nata e così è rimasta tanto da avere le parrocchie tra le frazioni di Terni); un altro pezzo ne diamo a Gubbio così prolunghiamo l’agonia per un altro ventennio; le briciole le attacchiamo a Perugia che non fa mai male; ed infine regaliamo ai frati quello che hanno sempre voluto: il potere incontrastato sulla città di S. Francesco.
Avrei tante osservazioni da fare su queste questioni, mi limiterò ad enunciarne due. Come si può essere trattati quale merce di scambio anche dalla propria Chiesa? Ero abituato a che lo facessero le istituzioni (anche qui la minuscola non è una dimenticanza) civili ma non mi aspettavo che scendessero a tale livello anche realtà diverse da quelle che traggono interessi materiali, spesso personali, dal considerare numeri le persone. E poi ancora: cosa pensano e dicono e fanno i nostri pastori, i Vescovi? La nostra Diocesi ha avuto vescovi santi (Facondino e Rinaldo ), vescovi eroi e martiri (Piervissani, deportato da Napoleone in Francia per non aver voluto giurare fedeltà all’Imperatore e tradire il Papa), vescovi discussi e contestati per le loro scelte (Cola fischiato durante il pontificale di San Rinaldo per aver ceduto sul nome della Diocesi che si allargava a Gualdo), in ultimo Goretti che fu vergognosamente confinato nella celebrazione della messa per aver detto ciò che pensava del rapporto con i frati di Assisi. Insomma: non siamo abituati ai proconsoli e ci aspettiamo che prevalga sempre l’aspetto paterno su quello del funzionario. Siamo dunque in attesa.
Certo vedere il Vescovo di Gubbio che viene ad inaugurare a Gualdo (due volte in poco più di un anno) alcune iniziative civili e religiose (per di più in assenza dell’ordinario diocesano) lascia quantomeno perplessi. Se poi consideriamo che una di queste volte si è presentato quale accessorio del potente di turno (quasi un Vescovo da taschino ) allora si è francamente sconcertati.
Sono convinto che bisogna essere fiduciosi ed ottimisti; che il mondo non finisce sulla riva del Chiascio; che le persone, tutte, devono avere il tempo per mettere in moto le giuste reazioni; sono convinto, infine, che di quello che penso io non importa quasi a nessuno. Se non fossi stato ancora chiaro affermo tuttavia con tutta la forza possibile che di questa vicenda non condivido i contenuti, il metodo, le prospettive e pertanto non ho difficoltà a dire che sant’Ubaldo non sarà il mio santo. Chi lo vuole se lo tenga. Amen.

IL FATTO (la lettera):

Caro Direttore,
io sono e, nonostante tutto, rimarrò una delle poche lettrici eugubine di questo giornale, lo compro regolarmente ogni mese, dato che lavoro a Gualdo Tadino. Le dico subito che leggere il Controcanto di Carlo Catanossi sul numero di agosto mi ha dapprima un po’ infastidito, perché è una delle prime volte che un campanilismo così becero compare sul Suo mensile, poi divertito, perché rispecchia pienamente quello che è lo spirito medio del gualdese. A Catanossi, che non ho il piacere di conoscere personalmente, direi così: vede, caro mio? Quello che lei dice è per molti versi vero, l’eugubino medio si dà da fare, mentre il gualdese medio è prevalentemente impegnato a piangere sul latte versato. Guardi quello che è successo negli ultimi trent’anni, che è poco più dell’età che ho io.
Un tempo Gualdo Tadino era una città vivibile, con molti servizi e con molte opportunità di lavoro, Gubbio no di certo, la partita, la vinceva Gualdo Tadino dieci a zero. Ma negli ultimi trent’anni, Gualdo Tadino ha buttato al vento tutto questo, mentre Gubbio ha sfruttato ogni opportunità, a volte anche con dei maneggi nell’ombra al limite della regolarità (è evidente!!!) ed oggi trionfa centomila a zero. Gubbio è una città in auge, Gualdo Tadino è un paese praticamente azzerato, e questo non lo dico io (comunque con amarezza), lo dicono i fatti. Le faccio qualche esempio, così sono più chiara. Mentre Gualdo Tadino è stata impegnata a demolire edifici storici per costruire mostri di cemento rimasti poi incompiuti oppure invenduti (so quello che dico: conosco bene la situazione … ), Gubbio si è rifatta il look, ha curato ogni particolare, ha gestito molto bene una campagna pubblicitaria e di immagine (pensi a “don Matteo” e alle ultime mostre) ed è balzata agli onori della cronaca come (lo dice il “Times”) “la città più bella del mondo”, mentre Gualdo Tadino è divenuta una delle città umbre più squallide, grigie, opache. A me dispiace dire questo, ma è così. Un tempo Gualdo Tadino aveva due televisioni private, oggi non più, l’ultima gliel’ha comprata TRG! Un tempo a Gualdo Tadino c’era un buon ospedale e a Gubbio un ospedale mediocre, se non orrendo, almeno come struttura. Sono bastati due maneggi, due moine ed ora Gubbio si è rifatto l’ospedale a Branca e Gualdo Tadino non ce l’ha più. Ed è l’ospedale di Gubbio, non di Gualdo Tadino: vi sembra che il 15 gennaio sia considerato giorno festivo per il personale?
Un tempo, Gualdo Tadino aveva un liceo scientifico di pregio (lo conosco bene!) e Gubbio il classico. Poi un giorno Gubbio, contro la legge, costruisce un liceo scientifico e non c’è santo che tenga, alla fine Gubbio ha avuto il suo liceo. Questa è caparbietà! E i gualdesi (non molti a dire il vero), hanno pianto e basta, mentre gli altri (e io non ero fra loro) hanno dato l’assalto al Consiglio regionale. Un tempo Gualdo Tadino aveva 27 fabbriche di ceramica a lustro (vabbe’, copiata da Gubbio, ma sempre di pregio) e Gubbio solo una decina. Oggi Gualdo Tadino ha solo due fabbriche e non è più considerata fra i centri ceramici umbri, mentre Gubbio esporta fino negli USA, avrà presto il marchio DOC (si stanno interessando, è questione di mesi) e a Gualdo si produrrà solo “ceramica di Mastro Giorgio da Gubbio”, pagando i diritti d’autore a Gubbio. Punto. Un tempo Gualdo Tadino aveva la sua squadra di calcio in Cl, mentre Gubbio sguazzava in Interregionale. Oggi il Gubbio è in serie B, mentre il Gualdo credo che annaspi in Eccellenza. E che dire, poi, del “patrimonio mondiale dell’Unesco” che si guadagneranno presto i Ceri, mentre Gualdo Tadino … stendiamo un velo pietoso! Come dice Alberto Cecconi (salve, prof!) in prima pagina, hanno “stricato” i miracolosi biancospini per fare la corsa dei somari!
La maledizione delle tavole eugubine ha avuto effetto, insomma. Mi fermo solo per non risultare fastidiosa e non è il mio intento, visto che io amo Gualdo Tadino di un amore amaro e pieno di dispiacere. Qual è il succo del discorso? L’intraprendenza eugubina ha creato in soli trent’anni la “città più bella del mondo” in cui tutti sono orgogliosi di vivere, l’indolenza gualdese ha trasformato il posto più vivibile dell’Umbria in una città dormitorio.
Se lei Catanossi, pensa ancora che Sant’Ubaldo (santo!) sia meno potente e meno venerabile del beato Angelo (a proposito: perché non vi date da fare per farlo almeno santo?), allora resti pure nelle sue convinzioni. Io so che da almeno cinque anni, a livello di Curia e Vaticano, gli eugubini si danno da fare per salvare la propria diocesi e ci riusciranno di sicuro perché i gualdesi, nel frattempo, che cos’hanno fatto? Lo ammette anche lei: neppure sanno che cosa sta succedendo, ma poi piangeranno sul solito latte. Ecco perché Gualdo Tadino sarà diocesi di Gubbio. 
E non si dica che è per colpa di Gubbio.

Ovviamente, continuerò a leggere il suo mensile.
Complimenti per il suo impegno, è uno dei pochi gualdesi che si dà da fare. Grazie per l’ospitalità.
Lettera firmata (a richiesta si omettono le generalità) “

La replica di Valerio Anderlini:

Grazie: prima di tutto perché legge il nostro giornale; grazie perché dice di amare questa città; grazie per il riconoscimento al nostro impegno personale, ma soprattutto grazie per l’acuta analisi di un trentennio di confronti fra le due sponde del Chiascio, ove per la prima volta un eugubino ammette pubblicamente che di là dal fosso si è barato, truccato le carte, prevaricato le leggi e le istituzioni. Lei parla dell’ospedale ed il Liceo; ma la realtà viene da più lontano, comincia nel 1970 con le Regioni, e fatti relativi a Comunità Montana, USL, Azienda di Turismo (tutte per noi di infelice memoria).
Vede, fin dagli anni ’50, quando con attiva presenza di Eugubini, fu fatto un “Piano di sviluppo economico dell’Umbria” che, con il pretesto di un “riequilibrio territoriale”, prefigurava quanto poi è avvenuto, chi scrive capì cosa avrebbe significato per Gualdo Tadino, mettendo sull’avviso chi di dovere; ma sono prevalse le logiche politiche, grazie ad una classe politica gualdese imbelle che, mentre gli altri facevano i propri interessi operando il riequilibrio, si limitava a seguire le direttive politiche di maggioranze precostituite (il serbatoio di voti PCI a Gubbio era garanzia di potere!), accontentandosi delle briciole, nemmeno molto generosamente, lasciate cadere dalla tavola imbandita dei dominatori, fino all’ultimo ridicolo di gratificare con 1000 voti l’ex Assessore regionale Rosi, per aver chiuso l’Ospedale Calai e, con i relativi risparmi, salvato quello di Umbertide. E la storia continua.
Immagini quale rivincita per il sottoscritto, purtroppo, aver conferma da quanto Lei scrive che quanto ho predicato invano ai concittadini per anni si è verificato.
La lettera di Catanossi: per una Comunità appena ripresasi dall’amputazione subita nel 1986, non è bello scoprirsi oggetto ignaro di mercanteggiamenti, come ai tempi del feudalesimo, quando i servi della gleba erano ceduti insieme alla terra che coltivavano: un salto indietro di secoli, che vedrebbe anche la Chiesa adeguarsi agli abusi di campagne “acquisti e vendite” non sempre onorevoli. Evidentemente i traffichini eugubini, edotti dall’aver arraffato tutto il possibile “in temporalia” (come lei stessa documenta), si sentono in condizioni di “trafficare” anche “in spiritualia”….
Il guardo fisso alla mèta…. (come d’obbligo durante il regime), in quest’ottica va letta anche la S.Messa con cui la nuova giunta eugubina di sinistra ha celebrato a Caicambiucci il suo insediamento? Quanto agli eugubini che “si danno da fare”, mentre i gualdesi sono impegnati a piangere, dopo 40 anni di riequilibrio forzato, in parte è vero, ma lasciateci almeno il diritto di piangere…..ah, dimenticavo i somari…., ma credo che per ora non rientrano nei vostri piani.
Per il resto, ceramica, Unesco, Santi e Beati…., il volo ci porterebbe lontano. Vede, signora, “Parcere subiectis” dicevano i latini, la nobiltà è d’obbligo per i vincitori; se lei ricorda il compimento delle maledizioni delle tavole eugubine, modestamente rispondiamo con un nostro proverbio “attenti, che all’uccello ingordo crepa il gozzo”. Già nel 1176 il Vescovo Ubaldo guidò una delegazione eugubina a Gualdo per fare atto di sottomissione a Federico Barbarossa, che minacciava la distruzione della vostra città: e se i “corsi e ricorsi storici” di G.B.Vico fossero realtà?
Cordialmente
Valerio Anderlini

Nota
Ci riferisce chi di queste cose se ne intende, che tanto darsi da fare per ora non serve a nulla, perché a Roma hanno altro cui pensare; poi una norma concordataria (1984) prevede in prospettiva l’allineamento fra circoscrizioni ecclesiastiche e province, per cui la Diocesi di Gubbio….è solo questione di tempo. Per l’attuale, invece, noi stiamo bene così, e poi…absit iniuria verbis, vogliamo paragonare S. Francesco – S.Ubaldo?

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3 pensieri su “Benedetto campanilismo!

  1. a proposito dell’ospedale unico, ti riporto semplicemente la testimonianza de mamma che ce lavora e dice testualmente: “le infermiere eugubine ringraziano noi infermiere gualdesi, perchè con il nostro arrivo c’hanno guadagnato in professionalità!”

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