Il visionario che ci ha armati

Non lo so se Steve Jobs, come hanno scritto molti, è stato il Leonardo da Vinci di questo secolo. Di sicuro gli è andato molto vicino.

Alla voce relativa di Wikipedia, Leonardo è descritto come uomo che “incarnò in pieno lo spirito della sua epoca, portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi della conoscenza”. Fin qui ci siamo, ma il più grande genio dell’umanità era pittore, disegnatore, scultore, architetto, ingegnere, anatomista, letterato, progettista, inventore e anche musicista. Forse il paragone è ingeneroso. In fondo Steve Jobs era solo un visionario. Ma non pensate che sia poco. E’ tutto.

Ho scritto su Facebook che il mondo ha perso il suo numero 10, perché questo è il numero che nel calcio indossano i fantasisti, coloro che devono guardare un pizzico più avanti degli altri giocatori. Perché se non guardi avanti non riuscirai mai ad inventare.

Jobs non ha creato apparecchi futili e lussuosi. Ha inventato i mezzi della democrazia informatica. Senza armi non c’è guerra. Senza penna e inchiostro non esisterebbe la nostra storia. Senza Gutenberg non esisterebbero i libri. Senza Steve Jobs io non sarei qui, ora, a scrivere liberamente di lui in un social network.

Jobs ha inventato il personal computer, o meglio, il primo dotato di mouse e di un’interfaccia grafica. Quando gli altri erano al MS-DOS, lui aveva già intuito la macchina che vi trovate ora davanti. A farla entrare in tutte le case magari ci hanno pensato quegli altri, meritevoli di aver permesso a tutti di possederne una con pochi soldi, ma additati ormai a vita di aver sempre copiato e quindi essere stati sempre un passo indietro rispetto ad Apple. Direte: se non fosse esistito Steve Jobs c’avrebbe pensato qualcun altro. Forse.

Bill Gates disse una volta a Beppe Severgnini: “Io do per scontato l’avvento di una grossa novità: una tavoletta portatile con una risoluzione tale che ci permetterà di leggerla a letto e di tenerla nella borsa”. Grande! Però iPad non l’ha fatto Microsoft. L’hanno fatto Apple e Steve Jobs. Stupenda quanto macabra la battuta che stamattina girava in internet: “E’ morto Steve Jobs. Vediamo se Bill Gates gli copia pure questa!”.

Sono figli delle visioni di Steve Jobs il primo Pc, il primo iPod. Per non parlare di iPhone e iPad, marchingegni che ci permettono di essere perennemente collegati con il mondo. Che mica è una cosa negativa! Primo, perché è essere sempre bagnati da una democratica pioggia di news, social network, persone, musica, foto, colori, idee, vita, cultura. Secondo, perché finché ci mettono il tasto Off, vuol dire che “comando io”. Marchingegni denigrati solo da chi non ce l’ha. Un po’ come l’aria condizionata.

C’è un articolo stupendo di Pierpaolo Farina sul blog “Qualcosa di Sinistra”. Farina condanna “certi compagni” che hanno gioito per la morte di Jobs “aspettando ora quella di Bill Gates”, quelli che “preferisco piangere la morte di un operaio, che quella di un miliardario”. Ma non è questo il punto, anche se è interessante puntualizzare l’illogica logica di chi osanna una persona povera (Steve Jobs) che inizia tutto da solo in un garage a cercare di mettere in pratica le sue follie e poi condanna un miliardario (Steve Jobs) solo perché tale. Il punto è l’aver colto il significato dell’esistenza di un uomo come l’inventore di Apple: se non ci fosse stato lui non avremmo avuto le armi per portare avanti la battaglia del libero pensiero in un’epoca in cui sarebbe stato difficile se non impossibile, per un normale cittadino, “combattere” solo con la carta stampata o le televisioni. Scusate se è poco.

Steve Jobs non è morto solo il giorno dopo il lancio del nuovo iPhone. E’ anche morto esattamente nel giorno in cui Wikipedia Italia si è auto oscurata per protestare contro un disegno di legge che potrebbe ridisegnare il social networking in maniera diversa da com’è ora, che è una maniera che a noi piace tanto. Chissà, un segnale? Non lo so, dico solo che nessuno deve osare toccare il più grande strumento di democrazia che un cittadino abbia mai avuto.

Almeno per rispetto di chi ci ha armati.

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