Gualdo suona bene

Quante belle emozioni ho raccolto e conserverò in queste sere di ascolto su e giù per i molteplici avvenimenti musicali di questa piccola parte di mondo che è Gualdo Tadino. Di questa estate ricorderò particolarmente tutti i ragazzi a cui è stata data la possibilità di salire su un palco. Un luogo forse mai visto, con un amplificazione da professionisti e tanta gente a loro servizio per un’esibizione di tre o quattro minuti che nel peggiore dei casi ricorderanno per tutta la vita.

E’ incredibile il numero di giovani che fanno musica a Gualdo! Una riunione fatta in un bar per definire i particolari tecnici della rassegna Young Rock mi ha fatto trovare di fronte a persone mai viste. Gente giovanissima, ragazzi che hanno messo da parte la playstation, o forse non l’hanno mai conosciuta, perchè hanno preferito fare altro, dedicarsi all’ Arte. Mi sono divertito a vederli, mi piace, ne riesco a carpire gli sguardi imbarazzati. La paura che ti fa dimenticare anche di accordare la chitarra, la tensione che ti fa infilare un jack sbagliato nella catena degli effetti, facendoti clamorosamente ciccare il primo accordo. La benedetta adrenalina che alla fine ti fa superare tutto e tutti. Emozioni da teen-ager, ma anche da musicista navigato, perché il palco resta sempre una bestia strana e poco domabile.

E’ incredibile il numero di giovani che fanno musica a Gualdo. Una scuola di musica che manca da più di tre anni e l’assenza di una sala prove avrebbe potuto scoraggiare tanti giovani. La playstation è lì, sui banchi dei centri commerciali e costa meno dell’abbinata chitarra-ampli o di una batteria. Nonostante ciò Gualdo continua a suonare e a suonare bene.

Ho sentito di tutto. Giovani di sicuro e meno sicuro talento, ma anche chitarristi, cantanti, batteristi e bassisti che di sicuro con la musica non ci mangeranno mai. Anche loro però sono riusciti ad emozionarmi, perché pur non riuscendo a beccare la nota di Immigration Song dei Led Zeppelin, sono riusciti a far sentire quel motore che ti fa andare anche a tre cilindri, che si chiama Passione.

Il bello di questa estate è che non ho ascoltato solo cover. Tra eseguire un brano scritto da altri oppure scriverne uno e presentarlo su un palco, passa la stessa differenza che c’è tra essere un bravo musicista o entrare di diritto nella stanza riservata agli Artisti. La tecnica di Eric Clapton la impari; scrivere Wonderful Tonight significa essere beneficiario di un dono di Dio. Ho ascoltato brani prodotti dalla mente e dal cuore di tanti giovani gualdesi. Questo non è poco. E se vi può far piacere, la seconda volta già le canticchiavo, segno inconfutabile che avete raggiunto lo scopo.

Lo volete qualche consiglio? Non sono nessuno, anzi, dico sempre che la Musica mi ha indubbiamente regalato molto di più di quanto io possa aver dato a Lei. Però siete giovanissimi e ho voglia di fare il “saputello” 🙂

Tanto rock. Me lo chiedevo e si chiedono in tanti, come mai un ragazzo di quindici anni si compra una chitarra e la prima cosa che ne fa uscire è un accordo distorto. Perché è facile, fa rumore e ti fa sembrare un musicista vero. Ecco perché. Look appropriato e vai col rock’n’roll. Due anni fa sono entrato in un negozio di chitarre a New York. Tanti ragazzi a provare Fender, Gibson e un cartello ripetuto qua e là “Please! Play all, except Smoke On The Water”. Un accorato appello a nome di tutti i commessi, dato che chiunque con poca dimestichezza con le sei corde si sente chitarrista vero e pensa di fare un figurone con gli accordi del riff più famoso della storia del rock.

Il primo consiglio, pensate, ve lo scrivo da rockettaro: affacciatevi anche agli altri generi musicali. C’è un paese che si chiama Italia che ha bisogno di nuove leve, sostituti in grado di scrivere la storia della musica. Specialmente in un epoca in cui non possiamo più godere delle magie di Lucio Battisti o Fabrizio De André. Ma non c’è fretta. Abbiamo tutti iniziato con Smoke on the Water e il passaggio a qualcosa di altro sarà naturale e graduale. Ma fatelo!

L’anno scorso ho suonato a dei festival di musica d’autore in giro per la penisola. La proporzione numerica con le manifestazioni rock è improponibile, ma vi giuro che c’è tanta gente brava in giro. Il bravo lo ascolti nei festival come i nostri Young Rock o Rigali Rock, ma quando il bravo lo privi del distorsore che impasta e lo metti su un palco “nudo”, lui e la chitarra pulita, lui e la sua voce solitaria, diventa bravissimo. Suonare su un palco accompagnati da 120 decibel e dai tuoi amici che coprono eventuali tue “magagne” è stupendo. Farlo quando sei quasi da solo e devi far ascoltare ogni singola nota o armonica, è gratificante, ma soprattutto una palestra incredibile. Provate anche a scrivere nella nostra lingua, l’Italiano è meraviglioso e c’è da lavorare perchè non è musicale come l’inglese, ma è pieno di sfaccettature, sottintesi, “belle” parole che vale la pena di comporre, scrivere e regalarci insieme a melodie.

La musica la fanno tutti, anche la nostra lavatrice durante il prelavaggio, una bossanova niente male e soprattutto a tempo. Voi dovete fare meglio, dovete andare dritti al cuore delle persone che scorgerete dall’alto del palco. Dovete curare tutto come una missione, sforzandovi ogni giorno di trovare il gusto di potere scrivere ciò che veramente porta voi per primi ad una emozione. La missione è questa: toccare il cuore della gente, perché emozionare qualcuno con una canzone, ma anche con uno scritto è una delle cose più strabilianti della vita.

A tutti i ragazzi che ho incontrato e conosciuto questa estate dico: bravi. Anzi, bravissimi! E’ stato un onore farvi da tecnico, rimettervi a posto quel jack ed aiutarvi a fare i suoni. E vi dico un’altra cosa per ultimo. Forse per rovinarvi il sorriso: se pensate che scrivere serva a far soldi e ad avere successo è probabile che abbiate fatto la scelta sbagliata.

Auguro a tutti voi di essere presto tra i miei musicisti preferiti. E guardate che non è facile!

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