I hate J.L.P.

“I hate J.L.P.”. La scritta campeggia ancora, dopo tantissimi anni, all’interno di un libro di letteratura inglese. Non so che fine abbia fatto la ragazza di New York proprietaria del testo scolastico che tengo gelosamente custodito nella mia libreria. Ricordo che era in vacanza studio in Italia, in un periodo in cui per noi, quasi ventenni gualdesi, era un’impresa anche andare a ballare al Papillon. Figuriamoci un viaggio oltreoceano! E da soli!

Era ospite dell’oratorio salesiano e fui il primo ragazzo che incontrò in una piazza Martiri assolata e semideserta. Sedemmo in un tavolo del Vecchio Boccale e cominciammo a parlare del più e del meno. Ero stato da poco rimandato in inglese al liceo e potete immaginarvi la vitalità della conversazione.

Rimase a Gualdo una decina di giorni, ma giusto il tempo di far diventare sera quel pomeriggio di giugno e lei si innamorò di Gian Luca Pimpinelli.

Era sempre così! Gian Luca non faceva assolutamente nulla, ma tutte cadevano ai suoi piedi. Con le sue battute, le barzellette, le prese per il culo verso tutto e tutti, riusciva a conquistare le ragazze in una maniera naturale. Rimaneva se stesso e questo, ma lo impari da grande, forse è il modo migliore per affrontare la vita intera.

Non aveva un carattere facile il mio amico Gian Luca, come tutte le persone troppo vere e come tutti gli artisti. E lui artista lo era, anche senza aver mai calcato prosceni prestigiosi o troppo lontani dalla sua città. Aveva con la musica lo stesso rapporto che aveva con le ragazze. Bastava prendesse uno strumento qualsiasi in mano, per farlo suo. Senza sforzo.

Si è parlato tanto del talento di Gian Luca, poco del suo genio. Perché il talento è un conto, ma quando riesci a fare ciò riesce impossibile anche ai talenti, allora sei un genio. Puoi nascere con un talento musicale incredibile, ma non riesci contemporaneamente a condurre un programma radiofonico dove nelle invenzioni, nelle battute, nello sbeffeggiare, nell’imitare personaggi locali raggiungi livelli altissimi. E viceversa.

In quei dieci giorni la ragazza americana fu amata e lasciata da Gian Luca. Lo faceva spesso con le ragazze, ma poi ci rimaneva quasi sempre amico. La ragazza americana invece doveva tornarsene a casa e non poteva privilegiarsi neanche della sua amicizia. Forse per questo tempestò di “I hate J.L.P.” il libro di testo che poi dimenticò a Gualdo e che ancora è nella mia libreria. Chissà quanto avrà pensato a J.L.P. nella sua New York. Noi ancora lo facciamo, ancora lo pensiamo. Tant’è che lunedì 11 luglio suoneremo per lui. Con lo stesso stato d’animo della ragazza americana. Perdutamente innamorati, ma arrabbiati perché se ne è andato.

Tanto che ci verrebbe voglia di scrivere sul palco “we hate J.L.P.”

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...