Alla Rocchetta

Spett.le Rocchetta,

ho letto su vari organi di stampa del “Gran Galà dell’Imprenditoria Umbra 2011” svoltosi a Gualdo Tadino nello splendido scenario della Rocca Flea.

L’evento era dedicato, cito testualmente, a “grandi e medie imprese del tessuto aziendale regionale che si sono distinte per il percorso di sviluppo svolto negli anni, la capacità di dialogo con i diversi mercati, l’innovazione, gli standard di qualità raggiunti, l’impegno profuso sul territorio”.

Con stupore ho letto della presenza della vostra prestigiosa Azienda nel novero di quelle invitate. Infatti in questo caso sono soddisfatti solo 4 dei 6 punti dati come prerogativa alla partecipazione, dato che Rocchetta non è un’azienda umbra ed è conosciuto come nullo l’impegno profuso nel territorio.

Lo stupore ha lasciato il posto allo sbigottimento, quando ho letto di un premio assegnato a Rocchetta. Si è parlato di “binomio impresa-cultura”. Se ciò significa che un’azienda deve investire nella cultura, non si capisce veramente su quali basi possa poggiare la motivazione, dato che l’unica forma di cultura su cui Rocchetta sta investendo da anni nel territorio in cui opera è, in sostanza, l’organizzazione di una serata periferica di Miss Italia, alla presenza della scoionata Miss di turno.

Ricevere il premio all’interno della Rocca Flea, esempio, questo si, dell’“impegno profuso nel territorio” da parte di Federico II di Svevia 800 anni fa, rende il tutto ancora più paradossale.

Mi permetto quindi di proporre un’iniziativa. Simpatica, ma significativa e che potrebbe contribuire alla nascita di una sorta di simpatia mai nata tra Rocchetta e la popolazione gualdese.

Il merito del successo di una azienda è da attribuire al prodotto che si produce o che si commercializza. Di conseguenza tutti i premi che eventualmente vengono conquistati sono conseguenza della capacità degli uomini, ma principalmente della qualità del prodotto.

Propongo perciò di donare il premio vinto alla Città di Gualdo Tadino, quale fornitrice della materia prima con cui Rocchetta vive e prospera. Si potrebbe porre un piccolo piedistallo in un qualche angolo delle nostre montagne da cui sgorga l’acqua con una adeguata citazione. Il sottoscritto si mette a disposizione per l’acquisto e la posa in opera del piedistallo. Non sia mai un “impegno profuso nel territorio” troppo elevato rispetto ai target abituali.

Cordiali saluti

Marco Gubbini… un cittadino di Gualdo Tadino

I hate J.L.P.

“I hate J.L.P.”. La scritta campeggia ancora, dopo tantissimi anni, all’interno di un libro di letteratura inglese. Non so che fine abbia fatto la ragazza di New York proprietaria del testo scolastico che tengo gelosamente custodito nella mia libreria. Ricordo che era in vacanza studio in Italia, in un periodo in cui per noi, quasi ventenni gualdesi, era un’impresa anche andare a ballare al Papillon. Figuriamoci un viaggio oltreoceano! E da soli!

Era ospite dell’oratorio salesiano e fui il primo ragazzo che incontrò in una piazza Martiri assolata e semideserta. Sedemmo in un tavolo del Vecchio Boccale e cominciammo a parlare del più e del meno. Ero stato da poco rimandato in inglese al liceo e potete immaginarvi la vitalità della conversazione.

Rimase a Gualdo una decina di giorni, ma giusto il tempo di far diventare sera quel pomeriggio di giugno e lei si innamorò di Gian Luca Pimpinelli.

Era sempre così! Gian Luca non faceva assolutamente nulla, ma tutte cadevano ai suoi piedi. Con le sue battute, le barzellette, le prese per il culo verso tutto e tutti, riusciva a conquistare le ragazze in una maniera naturale. Rimaneva se stesso e questo, ma lo impari da grande, forse è il modo migliore per affrontare la vita intera.

Non aveva un carattere facile il mio amico Gian Luca, come tutte le persone troppo vere e come tutti gli artisti. E lui artista lo era, anche senza aver mai calcato prosceni prestigiosi o troppo lontani dalla sua città. Aveva con la musica lo stesso rapporto che aveva con le ragazze. Bastava prendesse uno strumento qualsiasi in mano, per farlo suo. Senza sforzo.

Si è parlato tanto del talento di Gian Luca, poco del suo genio. Perché il talento è un conto, ma quando riesci a fare ciò riesce impossibile anche ai talenti, allora sei un genio. Puoi nascere con un talento musicale incredibile, ma non riesci contemporaneamente a condurre un programma radiofonico dove nelle invenzioni, nelle battute, nello sbeffeggiare, nell’imitare personaggi locali raggiungi livelli altissimi. E viceversa.

In quei dieci giorni la ragazza americana fu amata e lasciata da Gian Luca. Lo faceva spesso con le ragazze, ma poi ci rimaneva quasi sempre amico. La ragazza americana invece doveva tornarsene a casa e non poteva privilegiarsi neanche della sua amicizia. Forse per questo tempestò di “I hate J.L.P.” il libro di testo che poi dimenticò a Gualdo e che ancora è nella mia libreria. Chissà quanto avrà pensato a J.L.P. nella sua New York. Noi ancora lo facciamo, ancora lo pensiamo. Tant’è che lunedì 11 luglio suoneremo per lui. Con lo stesso stato d’animo della ragazza americana. Perdutamente innamorati, ma arrabbiati perché se ne è andato.

Tanto che ci verrebbe voglia di scrivere sul palco “we hate J.L.P.”