Venghino lor Signori, venghino

Scorso ferragosto: la pagina cultura de La Nazione Umbria sforna un articolo sulla mostra di videoarte “Immaginari Video” che, fra l’altro si inaugura proprio oggi al Clip Up. Il titolo lascia perplessi “Toh! C’è una Gualdo elettronica”. Che significa?

Semplice. Il titolista pensa che, fino all’arrivo della mostra, qui si pascolavano le capre, mentre con questo evento tutta la Città compirà un passo epocale in avanti verso la civiltà. La giornalista, una certa Marta Gara di Perugia, ci delizia poi della sua conoscenza geografica descrivendo Gualdo Tadino (anzi, semplicemente Gualdo) come un “paesello della Val Sorda” (scritto proprio così), meravigliandosi con l’organizzatrice del fatto che una mostra così culturalmente avanzata potesse aver sede in questa località sperduta di montagna.

Ho mandato un messaggio a Marta Gara. Spiegandole che per scrivere un pezzo sull’arte bisogna sapere di arte e per scrivere un pezzo sull’arte con note geografiche e di costume, bisogna sapere di arte, geografia e costume. Le ho spiegato che Gualdo Tadino (non Gualdo) tutto ha da scoprire meno che il proprio essere “elettronica”, che ben due tv e una radio facevano bella mostra di sé fin dalla fine degli anni ‘70, quando il capoluogo Perugia poteva contare televisivamente solo su Rte. Che la tv a colori è arrivata puntuale, internet ha fatto capolino nello stesso istante in cui è successo a livello nazionale. Idem la telefonia e la tv digitale. Insomma siamo perfettamente al passo con i tempi. Abbiamo anche il bidè! Le ho spiegato anche che siamo l’ottavo centro della regione per numero di abitanti. Per tutti questi motivi, ma anche per tanti altri, Gualdo Tadino (non Gualdo, che è in provincia di Macerata) non può essere descritto come un “paesello”. Le ho detto che io mai mi sognerei di descrivere “paesello” neanche Costacciaro o Sigillo. Paesi o paesini, se mai. Paesello no. Oltre che demograficamente scorretto, suona quasi come una presa in giro. Le ho detto che anche noi abbiamo le nostre vie, viali e corsi, i nostri palazzi, gli uffici pubblici, le scuole e anche qualche azienda di livello nazionale. La località dove abita Remì è un paesello, Gualdo Tadino no.

Oggi è uscito sul Corriere dell’Umbria un pezzo di Jacopo Zuccari, nella rubrica “L’Umbria che eccelle” dal titolo “L’acqua pura sgorga da Rocca Flea”. Un articolo di quelli pubblicitari, pagati dall’azienda che “eccelle”. Anche qui una mostruosità: le nostre acque non sgorgano più dalla Rocchetta, ma dalla Rocca Flea!

Anche qui ignoranza abissale del cronista. Il nostro monumento più bello e importante scambiato per una roccia da cui attingere acqua. Non è stato un errore del titolista, dato che all’interno dell’articolo leggiamo testualmente “dalle falde acquifere di Rocca Flea” (come fosse una località) e ancora “Rocca Flea come sorgente di benessere”. Tralasciamo il fatto che, secondo il giornalista (o secondo quello che gli hanno raccontato), “l’impegno di Rocchetta non si limita soltanto all’ambito igienico e salutistico”, ma “le attività si allargano anche alla realtà locale” dato che “negli ultimi anni l’azienda ha sponsorizzato numerosi eventi e manifestazioni del territorio, nonché la locale squadra di pallacanestro”. Non sa, il povero cronista, che stamattina facendo colazione al bar, ha, in proporzione, contribuito più lui per la sua comunità che la Rocchetta per Gualdo Tadino.

Insomma la seconda presa in giro in una settimana, perché il pressapochismo di chi scrive di Gualdo è una presa in giro.

Poi però oggi leggo una pubblicità su un camion: domenica 22 agosto ci sarà un’anteprima dei Giochi de le Porte (scritto proprio ANTEPRIMA GIOCHI) sul piazzale del centro commerciale del Conad. L’ho riletta due volte. Mi è venuto in mente quando, il 19 settembre del 2004, il Gualdo Calcio chiese all’Ente Giochi lo spostamento di un ora e mezzo delle prove (ribadisco: delle prove, non dei Giochi) dei somari a causa del concomitante derby Gualdo-Gubbio di serie C2. Spostamento chiesto per far si che i portaioli potessero sostenere la squadra e assistere poi alle prove dei Giochi alle 17.00 invece che alle 15.30. Lo spostamento fu rifiutato anche adducendo come motivo il fatto che le “tradizioni non si toccano” (le prove). Tutto bene. Ma dov’è finito quello spirito?? Adesso la tradizione significa un’anteprima nel deserto dei tartari che è il parcheggio del Conad? Ma siamo impazziti? La festa ridotta come un esibizione di un mago o di un clown per bambini!

Allora sapete che vi dico? Che gli episodi scritti sopra, ce li meritiamo tutti. Tutti. Adesso mettiamo un cartello all’entrata della città, anzi del paesello, con la scritta “Venghino lor Signori, venghino a prenderci per il culo”. Da oggi avrebbe un senso!

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