Riflessioni di un cittadino pensante

Pubblicato su Tadinates.it dopo che in consiglio comunale una lista civica ha votato contro un ordine del giorno che proponeva un punto della propria campagna elettorale

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Premessa: ho tolto la giacca. Quella con lo stemma Tutti Uniti per Gualdo all’altezza del cuore. L’ho tolta perché le mani che stanno battendo sulla tastiera, stanotte, vogliono essere quelle di un semplice cittadino e non quelle di un componente del direttivo di una lista civica. Quindi quelli che leggerete sono semplici pensieri personali.

Quel semplice cittadino un anno e mezzo fa fu così affascinato da un certo programma elettorale, che accolse l’invito di alcuni amici e cominciò a dare una mano per cercare di far svoltare politicamente una città che stava andando alla deriva. Fu affascinato da certi punti in particolare: quelli che avevano come scopo risvegliare un orgoglio che gli ignoranti chiamano “campanilismo” e gli intelligenti invece spiegano come “voglia di sentirsi comunità, perché insieme i problemi si risolvono sicuramente meglio”.

Quel cittadino apprezzò anche il fatto che chi aveva redatto quel programma ben aveva interpretato i bisogni della gente. Oggi c’è un sistema semplice semplice per capire quello che vuole e quello che pensa la gente: ce l’avete sotto gli occhi, dato che mi state leggendo. Tra quei punti c’era anche la questione dei “nati a Gualdo”. Non mi dilungo: se ne è parlato così tanto sui giornali, che è inutile starne di nuovo a spiegare i tanti significati. Non solo ha coinvolto centinaia di gualdesi-elettori, ma anche deputati che hanno presentato sull’argomento ben tre proposte di legge.

Quel cittadino ha buona memoria. Si ricorda bene quando, nell’aprile 2009, in un teatro stracolmo, la proiezione di una slide con la scritta “nato a Gualdo Tadino” provocò uno scrosciante applauso. Gli stessi applausi ricevuti durante tutto il tour elettorale. Ricorda gli sguardi soddisfatti dei componenti la lista SMS. Il cittadino pensò si trattasse di soddisfazione causata dall’appurare che le proprie idee (il cittadino crede molto a questa parola) erano le stesse della gente. Il cittadino aveva indovinato, ma solo a metà. Perché chi credeva veramente a quell’argomento era solo la gente. Perché? Adesso ve lo spiego.

Ieri in consiglio comunale, l’ordine del giorno sulla questione dei “nati a Gualdo” presentato dalla lista civica TUpG è stato si approvato, ma non da chi la questione l’aveva promossa e sostenuta in campagna elettorale, cioè la lista SMS. Ecco, non ci credete. Me lo immaginavo. Sarebbe come se un attaccante, solo davanti alla porta si fermasse, tornasse indietro e segnasse al proprio portiere. Come se… boh! E’ durissima trovare paragoni più appropriati del fatto in sé: come se si votasse contro il proprio programma elettorale. Che poi è il metro di giudizio per cui la gente sceglie di votare te o un altro.

Poi il cittadino riflette e arriva alla conclusione. Ha fatto il Liceo e quindi tanta filosofia e sa che la scarsità di una congiunzione logica e/o etica con un comportamento precedente, in filosofia si chiama “incoerenza”. E’ come una fucilata! Un lampo gli trafigge la testa e all’improvviso capisce: ha votato degli incoerenti e, come lui, l’hanno fatto duemilaottocento colleghi cittadini. No, non può essere. E’ una delle offese più grandi che un politico possa fare alla gente: rinnegare quello per cui la gente lo ha votato! Il cittadino sintetizza tutto con una frase da cittadino: ”mi hanno preso per il culo!”.

Il cittadino ascolta le motivazioni. Assurde. Addirittura uno degli incoerenti (ormai ha deciso di chiamarli così) riesuma il fatidico “ci sono problemi ben più importanti da risolvere”. Il cittadino si chiede: “ma dato che sopra a QUALSIASI problema ce n’è sempre uno più importante, da dove diavolo bisogna cominciare?”.

Allora il cittadino comincia a chiedere in giro e a cercare su internet la classifica dei problemi, ma non la trova mica. Trova solo che dalla fame nel mondo fino al mal di testa del cane del vicino di casa, in mezzo ci sono tre triliardi di altri problemi. Pensa che sarebbe bastato, quella sera a teatro, mettere il numerino con la posizione in classifica, vicino alla slide con l’argomento. Gli incoerenti avrebbero preso meno applausi, ma perlomeno sarebbero stati incoerenti sinceri.
Pensa, sempre più insistentemente, che lo abbiano preso per il culo. Ed è la cosa che sopporta di meno in assoluto.

Il cittadino torna a casa, deluso, sconcertato. ”Ma come! – riflette tra sé e sé – Si sente sempre parlare di fare fronte unito per difendere valori fondamentali per la nostra città e chi siede sui sacri scranni del consiglio comunale dà il cattivo esempio? La propria identità, la propria origine sono state autentiche parole d’ordine in campagna elettorale. E’ uno dei motivi per cui ho votato e fatto votare. E ora?”.

Sempre più sconcertato, cerca di captare qualche motivazione, quasi sperasse tra sé di trovare qualcosa di logico in una matassa intrigata. Sente dire che è stata tutta una conseguenza di alcune critiche personali presenti su questo social network. Il cittadino capisce subito di che cosa si tratta. Le ha lette e si ricorda che erano state critiche portate avanti personalmente da un altro cittadino verso un consigliere della lista SMS. “Non può essere così – pensa – perché significherebbe essere arrivati all’infantilismo più assoluto. Ed io, forse, potrei aver votato degli incoerenti, ma dei bambini no, mi rifiuto di crederlo!”.

Il cittadino non sa se questa motivazione sia vera o sia leggenda, ma benedice il giorno in cui prese la decisione di passare ad un’altra lista civica. Adesso ne capisce anche le motivazioni: perché la nostra città ha bisogno di tutto tranne che di incoerenti permalosi. Ha bisogno di gente che si muove, agisce, sente, parla, scrive, vive. I permalosi no, quelli li manderebbe a piangere sa lui dove.

Spera che quella della ripicca sia solo una voce, però, per quanto si sforzi di capire, non riesce a trovare una motivazione logica. Del resto tutti gli argomenti che ha sentito in consiglio, quelli che hanno portato a non votare e a votare contro, sono stati altamente ipologici.

Ora il cittadino si rimette la giacca, quella con lo stemma TupG all’altezza del cuore. Non si demoralizza, perché è un cittadino gualdese. Non solo: è di quelli che ancora pensano che “avere Gualdo nel cuore” non sia uno slogan, ma un modo di vivere. Lui non capisce molto di politica, ma pensa che in fondo l’ordine del giorno è stato approvato e una mezza pagina del programma si può timbrare con la sigla “detto-fatto”, che ben ricorda l’origine Tadinates di molti dei componenti.

Sa che restano altri importanti traguardi, quelli scritti nelle altre pagine del programma. Sa benissimo che con o senza SMS, ABCDEF, YYZ, quel gruppo di ragazzi che si incontra ogni settimana per parlare di Gualdo andrà avanti motivato come non mai. Il cittadino, ovviamente, sa benissimo che questa piccola e vergognosa storia l’ha reso ancora più forte.

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