Hasta luego, re Juan

Dico sempre che una partita di calcio, se la sai leggere, la puoi raccontare come un piccolo romanzo che narra di lotta, sudore, lealtà e coraggio.
Il diciannovemarzoduemilasei non ci volle molto a leggere Gualdo-Reggiana. Mancavano venti minuti alla fine quando Juan Martin Turchi intercettò la palla proveniente dalla sua destra e, con un colpo di testa, insaccò alle spalle del portiere emiliano. La corsa del bomber argentino non si fermò dopo il gol, ma continuò fin dietro la porta avversaria. Juan faticò non poco a frenare i tacchetti sul fondo bagnato della pista d’atletica; ci riuscì proprio quando incrociò un bambino racchiuso in una giacca a vento biancorossa.

Quel bambino era un raccattapalle.
Juan lo sollevò da terra. Quasi lo fece volare. L’abbraccio che ne seguì tolse ogni dubbio al pubblico che stava assistendo alla scena, perché in quel modo ci stringi solo certi tipi di persone.
Quel bambino era suo figlio.

Sono grato a Juan, perché quel giorno mi fece scattare una delle foto più belle del mio peregrinare tra gli stadi di mezza Italia, quando questa città portava il suo nome in mezza Italia. Il Gualdo scelse Juan Martin Turchi nell’estate del 2004. Juan Martin Turchi scelse Gualdo appena messo piede nella città della ceramica. Nel momento della sua carriera in cui fu praticamente costretto a svestire la maglia biancorossa per le tristi vicende legate alla scomparsa del Gualdo Calcio, fece due scelte. La prima fu una di quelle che ti legano a vita ad una tifoseria: considerò tutte le proposte che arrivarono… tranne quelle colorate di rossoblù. La seconda fu una di quelle che ti legano a vita ad una città: la volontà di far diventare Gualdo la sua città. Sua e di tutta la sua famiglia.

Non sappiamo cosa ha fatto innamorare di Gualdo un argentino de La Plata. Forse le stesse cose per cui ne siamo innamorati noi e forse perché, per il carattere mite, educato, proprio di Juan (che quasi fa a cazzotti con il suo essere spietato attaccante ed incubo dei difensori dell’area) è la città giusta.

Vi devo confessare una cosa: mi sento responsabile nei suoi confronti. E’ il ventisettenovembreduemilacinque: Juan liquida il Prato con uno dei suoi gol. Io titolo un pezzo “Ci pensa Re Juan”.
E Juan diventò Re.
Da quel giorno l’appellativo non gli cadde più. Diventò Re Juan per Magabald di Radio Tadino, diventò Re Juan per tutta Gualdo e continua ad essere Re Juan per l’intera città di Foligno, rimasta anch’essa folgorata dal Campeòn argentino. Dai suoi gol, che portarono i falchi alle soglie della serie B, ma soprattutto dal suo modo di essere persona.

Ventigiugnoduemiladieci: se ancora vi state chiedendo il motivo di queste righe, la risposta è in questa data futura. E’ il giorno in cui Juan lascerà Gualdo, l’Italia e il calcio italiano per tornare nella sua patria natìa. Il motivo non lo conosciamo e non lo vogliamo ovviamente sapere; di sicuro sarà stata una decisione pensata, sofferta, ben ponderata. Qui vogliamo solo salutare uno dei più grandi campioni di sport ed onestà che questa città abbia mai conosciuto ed ospitato.
Ma c’è stata una molla che ha fatto scattare la decisione di salutarlo in questa maniera. E’ stata una coincidenza. Un’altra data.

juanCinquegiugnoduemiladieci, sabato scorso. Re Juan reindossa la maglia del Gualdo nella partita di beneficenza per Telethon. Un caso, ma, di fatto, l’addio al calcio. Un segno del destino? Non lo sappiamo, ma è sicuramente uno di quei finali che solo il calcio ti sa regalare. Una coincidenza che ha fatto sì che l’ultima rete fosse con la maglia biancorossa. Stupenda, un pallonetto di tacco esterno degno di quel calcio vero che il nostro stadio ha conosciuto. L’ultima uscita dal campo è in maglia biancorossa; a testa bassa, come impongono la sua proverbiale timidezza e i suoi modi gentili. L’ultima sua foto italiana in tenuta da calcio… è la mia.

Il filosofo francese Albert Camus disse una volta che quel poco che sapeva di moralità, l’aveva imparato sui campi di calcio. Noi quel poco che sappiamo di moralità legata allo sport l’abbiamo imparato sicuramente da quelli come te, Juan. Mai una polemica, mai una rissa, mai una parola di troppo. Per questo i gualdesi, non solo tifosi, hanno voluto bene a te e alla tua famiglia.
Ci piacerà pensare che a Johnny e Benjamin, a cui gli amici stanno dedicando in queste ore gruppi su Facebook, uscirà qualche battuta in gualdese in una delle tante partite di pallone che giocheranno a diecimila chilometri di distanza da qui. Ci piacerà pensare che porterete la gualdesità, che avete acquisito a pieno merito, nell’altro emisfero del pianeta.
Arrivederci Re, e grazie. Di averci fatto sognare quei sogni che solo chi ama il calcio conosce. Di averci insegnato cos’è veramente questo sport e lo sport in generale.
Soprattutto grazie Re, di aver vissuto e amato questa città probabilmente più di certi gualdesi.

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