Adieu Dominique…

Pubblico sul social network Tadinates questo ricordo di Dominique, clochard “storico” di piazza Martiri. Scateno una polemica tra chi apprezza lo spirito del mio scritto e chi invece non lo capisce, scambiandolo per un elogio ad uno spacciatore…

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Se n’è andato in punta di piedi, come in punta di piedi ha sempre vissuto in una di quelle città piccole al punto che un senzatetto può avere il grado di popolarità di un sindaco o di un imprenditore di successo.

Dominique in fondo era uno di noi. Una ragazza aveva scritto tempo fa, in un gruppo di facebook (aveva anche questo Dominique), che “Gualdo non sarebbe la stessa senza di lui”. In effetti è così.

Piazza Martiri non sarà più le stessa. Dominique era una delle prime persone che incontravi una volta varcatane la soglia, specialmente nei torridi pomeriggi estivi. Spesso era anche una delle ultime che salutavi, quando eri rimasto tu, gli amici e i baristi che riponevano sedie e tavoli. Lui era lì, col Tavernello formato minibrik in mano e lo sguardo fisso nel vuoto a pensare chissà che. Chissà se aveva pensieri, sogni, speranze. Chissà cosa pensava di noi poveri mortali quando si fermava al centro della piazza. Lui con lo sguardo fisso in terra, immobile. Noi lo stesso, correndo.

Dominique non infastidiva, non faceva l’elemosina, difficilmente chiedeva qualcosa in più di una sigaretta. Le origini francesi, la erre moscia, il suo modo garbato di fare, il suo incedere, anche se reso incerto dal vino e dalle medicine, tradivano un inizio della sua vita diverso dalla sua fine.

Agosto di qualche anno fa, appena finito di suonare col mio gruppo in Piazza. Dominique è di fronte al palco. A dir la verità è stato lì per tutta la durata dello spettacolo a battere (non) a tempo di musica il cartone del Tavernello davanti ai piedi del cantante. Finito lo spettacolo mi si avvicina. Forse una delle poche volte in vita sua che instaura per primo un vero dialogo. “Bravi! Avete suonato Bob Dylan e Creedence… voi sì che capite di musica!”.

Quel complimento me lo porterò dentro finché campo, perché non so se me ne hanno fatti di più sinceri e genuini. Da quella sera, oltre al classico “ciao Domenico”, aggiungevo sempre una o due parole su Bob Dylan che lui apprezzava moltissimo, a giudicare dal vago sorriso che mi regalava.

Adieu Dominique, triste clochard. Forse nessuno ti dedicherà nulla, né un pensiero né un orazione funebre. Allora prenditi queste due righe e il brano del “poeta”, che tanto ti colpì quella sera. Oggi è tutto per te. Te lo dedica la Gualdo che nonostante tutto ti ha voluto bene…

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