Grazie Sandra!

La mia prima esperienza in una campagna elettorale è coincisa con la vittoria del centro destra alle comunali di Gualdo Tadino. E’ stata una semi vittoria, perché io sostenevo due liste civiche che in un primo momento ambivano alla guida della città, ma che al ballottaggio si sono apparentate con il candidato sindaco poi risultato vincente.
Dall’esperienza del 2009 ho imparato che in politica quello che dici oggi, non è detto che sia valido anche domani. Che spesso quello che si racconta alla gente durante la “tourneé” elettorale non sempre lo sposerai una volta vinte le elezioni. Ho imparato che la politica non fa per me, perché non esiste al mondo un partito che possa rappresentare tutte le mie idee, ma che comunque “combattere” per cambiare la propria città – perché io ho creduto di far questo – è quanto di più soddisfacente possa esistere nella vita.
Queste righe le ho scritte di getto un pomeriggio, tra il primo turno e il ballottaggio. Probabilmente ora cambierei alcune cose, tanto che non volevo neanche riproporlo, ma questo è quello che mi sentivo di scrivere in quel caldo pomeriggio del giugno 2009, uno dei mesi più intensi della mia vita. E’ come una fotografia: la rivedi dopo un po’ di tempo e la butteresti via perché sei venuto male. Ma rimane lì. Testimone di un istante che, bene o male, hai vissuto. E io, alle quindici e venticinque del dieci giugno duemilanove pensavo a questo:
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La chat di facebook lampeggia. E’ Walter: “Marco, ti va di darci una mano?”. So già di che si tratta. E’ qualche giorno che ci penso. “Walter, io non capisco nulla di politica. Ne odio anche i veleni”. Io mi diletto a scrivere di sport dove, è vero, i veleni sono simili, ma vengono diluiti fino a scomparire nell’arco di ventiquattro ore. In politica possono durare per l’eternità. Walter mi risponde con una frase a cui lì per lì non dò peso, ma che durante questa avventura mi è tornata più volte in mente: “Guarda, che la politica è meravigliosa se fatta da uomini liberi”. E io di uomo libero ne conosco sicuro uno: me stesso.

Conosco Sandra dai tempi del Liceo, stimandola sempre per la sua pacatezza, intelligenza e sensibilità. Conosco anche Gualdo da una vita e Walter mi appare per un attimo con un cappello a stelle e strisce, un dito puntato verso di me e col fumetto “I Want You” sopra la sua testa. E’ fatta, dopo un attimo di tentennamento dico di sì. Per Sandra, per Gualdo.

Vado alla prima riunione carico di dubbi e paure. Non è la paura di metterci la faccia, perché fosse per me alla vigliaccheria darei la pena capitale. E’ che mi conosco. So che se prendo un impegno non mollo fino alla fine e quando esco dalla prima riunione per prima cosa avverto casa: “Non rientrerò… prima di due mesi”.

La lista è colorata, ma non monocromatica. Ci sono leggere sfumature politiche e forti tinte umane. Comincia a piacermi, mi trovo ad aspettare con ansia i prossimi incontri… chi l’avrebbe mai detto? Si discute sulle cose da fare. Scopro che la Gualdo che vorrei è proprio uguale a quella che vogliono loro. Scopro che non sempre nella stesura di un programma amministrativo e politico è obbligatorio litigare. Scopro che quando le menti sono libere, i vestiti politici strappati e la passione per Gualdo in pole position le idee vengono fuori come un fiume in piena.
Arriva l’accordo con “Tutti Uniti per Gualdo”, arriva la ventata di freschezza di persone fantastiche.

Ecco, da qui parte un avventura che mai e poi mai avrei immaginato così eccezionale. Un’avventura iniziata con un gruppo di persone e continuata con gruppo di amici. E questo vale più di una vittoria al primo turno.
Non dimenticherò mai NULLA di questo viaggio. La passione, la commozione, la sintonia tra di noi, la gente dei quartieri e delle frazioni, gli scherzi, le mangiate, i momenti di euforia, i momenti di scoramento, le risate, l’adrenalina, l’ansia, le lacrime.

Dicono che abbiamo raggiunto un successo clamoroso. Io aggiungo che fossi Vespa inviterei tutti a Porta a Porta per spiegare al Paese che in politica non sempre vincono le bandiere, gli sponsor e le brutture che leggiamo sui giornali, ma spesso anche la volontà, la passione genuina e le buone idee. Ecco, quelle vorrei che continuassero a vivere, che non rimanessero solo nel programma che avete ricevuto nella cassetta della posta. Lì dentro ci sono idee che qualcuno ha definito solo sogni. In fondo è vero, dato che tutti noi sogniamo una Gualdo come quella, perché non c’è mai stata e perché non sono stati mai capaci di farcela diventare. E poi, di cosa vive l’uomo se non della perenne speranza di realizzare i propri sogni?

“La certezza che nessuno di noi andrà perduto”: è il finale che questa avventura merita e la garanzia che quelle idee, statene certi, non le faremo morire mai.

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