Rocco & The Crazy Canucks

Editoriale per la trasmissione “Bordocampo” di TV23 dedicato a Rocco Placentino, centrocampista canadese del Gualdo. L’articolo arrivò fino in Canada, tanto che venne postato nel forum della nazionale canadese di calcio…
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Negli sport in cui si deve andar veloci, è quel pizzico di irrazionalità in più che ti permette di guadagnare il decimo di secondo che ti fa vincere. L’irrazionalità molte volte ti fa entrare anche nella leggenda. Il Canada è terra di uomini che amano andar veloci. Il grande Gilles Villeneuve è stato l’esempio più lampante. I meno giovani che hanno avuto la fortuna di essere contemporanei del “canadese volante” ricorderanno sicuramente la sana follia che gli permetteva di effettuare sorpassi impossibili e vincere gare che, una volta spento il televisore, sarebbero rimaste per anni nella mente degli appassionati.

A cavallo degli anni 70/80 esisteva un gruppo di sciatori denominati “Crazy Canucks”, traducibile come i “Canadesi Pazzi”. Capitanati da Steve Podborsky, i Crazy Canucks avevano un modo di sciare che all’epoca era paragonato al modo di agire dei kamikaze giapponesi. Tralasciando tutti i calcoli, si lanciavano giù per i pendii senza alcun disegno tattico se non quello di tagliare il traguardo prima di ogni altro. Pazzi, ma ci riuscivano.

Il calcio non assomiglia né alla Formula 1, né alla Coppa del Mondo di Sci, ma Rocco Placentino è canadese. “Io non so fare molto bene i cross – ha detto – così, quando prendo la palla, punto la porta e cerco di buttarla dentro”. Il gol come la linea del traguardo. In mezzo niente, nessun calcolo. La disperazione di un allenatore, ma la gioia dei tifosi a cui le pazzie di Rocco con la palla al piede piacciono da matti. Cinque gol di cui quattro nelle ultime quattro partite. Tutte firmate da “canadese”, specialmente il primo di Bellaria, quando il dribbling che ha lasciato a piedi il romagnolo Santi sembrava veramente uno slalom alla Podborski e il tiro ad effetto una curva alla Villeneuve.

Domenica arriva la Spal. Sarà dura vedere Memè e Diagouraga con una maglia che non è biancorossa. Sarà dura anche ritrovare mister Beruatto. L’ultima sua dichiarazione è stata: “A Gualdo ho ritrovato me stesso. Ci sono tifosi con una maturità eccezionale e qui ho riprovato quelle sensazioni che non avevo più da molto tempo”. I gualdesi queste cose non le dimenticano. Beruatto è stato a Gualdo solo un mezzo campionato, ma è entrato nel cuore dei tifosi alla pari di Novellino o Cuttone. Sarà dura vederlo sedere sulla panchina opposta. Così è il calcio. Ma d’altronde queste sono i pensieri di noi tifosi, mentre Borrello e i suoi ragazzi, domenica, dovranno avere solo le emozioni e le finalità dei Crazy Canucks.

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