Questo non è un blog vero e proprio.
E’ un archivio dove inserisco riflessioni e articoli scritti negli anni. Un modo come un altro per non scordare o disperdere materiale altrimenti incastrato tra mille altri files nella chiavetta usb attaccata al portachiavi.
Non sono ufficialmente un giornalista, nel senso che non ho una tessera. Ne avrei i titoli e avrei anche tutto il materiale occorrente in un cassetto (anche i bollettini postali compilati), ma la mia ritrosia verso qualunque tipo di “tessera” mi frena ad aprirlo, quel cassetto. Del resto, come diciamo sempre col mio amico Roberto (lui la tessera ce l’ha), quella da pubblicista serve al massimo per avere un parcheggio riservato negli stadi. Collaboro anche come fotografo, quasi prevalentemente sportivo, con testate giornalistiche ed è mia intenzione pubblicare a breve in questo spazio, oltre che gli scritti, anche qualche scatto (ehm… una tessera ce l’ho, quella dell’AIRF, l’Associazione Italiana Reporters Fotografi).
Ho iniziato ad usare la penna come corrispondente del sito www.Ciunobi.it, che ora non c’è più. Raccontavo a tutta Italia le partite del bollente girone sud della serie C1, con un occhio ovviamente particolare al Gualdo, che allora si confrontava con Palermo, Catania, Arezzo, ecc.
Ciunobi.it mi aveva contattato, perché gestivo il sito gualdocalcio.it, uno dei primi spazi web in Italia ad essere dedicato ad una squadra di pallone. Poi ho collaborato con quotidiani vari come “Calcio Perugia”, “La Voce”, “Il Giornale dell’Umbria”, ma i miei articoli a volte sono andati a finire su testate nazionali, come quella volta che ho quasi fatto montare un caso politico a Forlì denunciando le intemperanze razziste di alcuni tifosi romagnoli o quando, con un editoriale, feci letteralmente imbestialire tutta la curva Fiesole all’indomani della vittoria del Gualdo all’Artemio Franchi contro la Fiorentina.
Si, perché spesse volte nei miei scritti mi piace punzecchiare come una zanzara fastidiosa. Penso e credo di non averlo mai fatto a sproposito e senza offendere, ma solo per il gusto di usare quello che secondo me è l’ingrediente vincente di ogni buon articolo: una sana ironia.
Non mi piace raccontare una partita parlando delle nude azioni, come purtroppo spesso si è costretti a fare. Una partita di calcio, se la sai leggere, la puoi raccontare come un piccolo romanzo che narra di lotta, sudore, lealtà e coraggio. E un giornalista, prima di una gara, se vuole può caricare l’ambiente più di un allenatore negli spogliatoi. E’ questo, con tutta la modestia di questo mondo, che mi piace fare.
Mi piace scrivere anche delle cose di tutti i giorni, della mia città, a cui mi lega un rapporto viscerale, ma non ho mai trattato, se non in rarissimi casi, argomenti di cronaca o di politica sui giornali. La cronaca significa impegno giornaliero e io non ho tempo. La politica significherebbe incazzarsi tutti i giorni e io non ho pazienza.
Intervengo spesso sui social network, li ritengo una delle più grandi forme di democrazia e libertà. Tutti scrivono di tutto e il tutto si confronta con i commenti di tutti.
Questo è il mio archivio personale. Ci rinchiuderò le cose che mi piacciono di più, ma non lo chiuderò mai a chiave. Se volete, dateci pure un’occhiata…
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Ho fatto questo mio mestiere proprio come una missione religiosa, se vuoi, non cedendo a trappole facili. La più facile, te ne volevo parlare da tempo, è il Potere. Perché il potere corrompe, il potere ti fagocita, il potere ti tira dentro di sé! Capisci? Se ti metti accanto a un candidato alla presidenza in una campagna elettorale, se vai a cena con lui e parli con lui diventi un suo scagnozzo, no? Un suo operatore. Non mi è mai piaciuto. Il mio istinto è sempre stato di starne lontano. Proprio starne lontano, mentre oggi vedo tanti giovani che godono, che fioriscono all’idea di essere vicini al Potere, di dare del “tu” al Potere, di andarci a letto col Potere, di andarci a cena col Potere, per trarne lustro, gloria, informazioni magari. Io questo non lo ho mai fatto. Lo puoi chiamare anche una forma di moralità. Ho sempre avuto questo senso di orgoglio che io al potere gli stavo di faccia, lo guardavo, e lo mandavo a fanculo. Aprivo la porta, ci mettevo il piede, entravo dentro, ma quando ero nella sua stanza, invece di compiacerlo controllavo che cosa non andava, facevo le domande. Questo è il giornalismo. (T. Terzani)
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